Elenco blog personale

domenica 26 marzo 2017

Zelo per le anime

Le sette insegnano l'edonismo, il materialismo e il più gretto egoismo; noi vi opporremo la ricerca della totale abnegazione, il vigore della perfezione interiore e una incessante mortificazione in ogni cosa, per quanto sarà possibile; vi opporremo un amore generoso della croce, lo spirito di sacrificio, d'unione a Gesù immolato, che non è altro che lo spirito stesso del cristianesimo; vi opporremo una squisita purezza, le caste delicatezze della verginità, l'oblio dei nostri interessi personali, e infine, l'intero sacrificio di noi stesse per la maggior gloria di Dio. [...]


Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volontaria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve essere anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tutte le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servizio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della preghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra miseria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue adorabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sacrificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver annientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana. O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, perché «poche anime comprendono ciò che Dio opererebbe in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'immolazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

domenica 19 marzo 2017

San Giuseppe sollievo dei poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

Nel 1930 a Buenos Aires c'era un Ospi­zio di tisici, affidato alle Figlie della Ca­rità.

Le spese quotidiane superavano le en­trate, cosicché la Superiora si trovò in brutte acque. Il padrone dell'edificio era un uomo inesorabile; non ricevendo la somma dell'affitto, stanco di attendere, ordinò lo sfratto.

Si era all'ultimo giorno. La Superiora, non sapendo cosa fare, diede ordine di non ammettere alcuno a parlare con lei.

Era sera e si chiuse in camera. Qui pre­gò San Giuseppe con fede, affidando a lui la triste situazione.

Nella serata si presentarono al portone dell'Ospizio due Suore, di cui una era la Superiora Generale delle Religiose Gia­nelline di Bobbio. La portinaia non vo­leva farle entrare, in base all'ordine ri­cevuto; ma dopo insistenze chiamò la Superiora.

Si svolse questo colloquio: Sono la Ma­dre Generale di un Ordine Religioso; do­mani partirò per l'Italia. Eseguisco una commissione, ricevuta quest'oggi. Qui, a Buenos Aires, risiede un italiano che mi ha consegnata una grossa somma per quest'Ospizio. Mi ha detto che intende ringraziare per le cure che ha ricevuto tempo addietro in questo ricovero. La Superiora scoppiò in pianto e dis­se: San Giuseppe mi è venuto in soccor­so! Con questa somma non ci sarà lo sfratto! -

L'episodio fu narrato in Italia dalla stessa Madre Generale delle Suore Gia­nelline di Bobbio.

giovedì 16 marzo 2017

Santa Teresa e San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]


Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

venerdì 3 marzo 2017

Il Cardinal Massaja e San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

San Giuseppe ottiene grazie ai suoi de­voti e specialmente a coloro che diffon­dono il regno di Gesù Cristo.

Nella storia delle Missioni è celebre il Cardinale Massaia, apostolo dell'Abissi­nia. Egli amava teneramente San Giu­seppe e ne fu ricambiato con generosità.

Fu questo Cardinale che propagò in quella regione il culto del Santa Patriar­ca e che gli dedicò la prima Chiesa nella Missione di Escia. Dice il Massaia nelle sue Memorie: Nella Missione di Escia mancava l'acqua. Mi rivolsi a San Giu­seppe affinché provvedesse Lui. Trovai allora una sorgente, che potrebbe dirsi miracolosa, perché scaturisce dalla spac­catura di un masso, il quale sorge isola­to sulla punta di un sollevamento vul­canico. -

Continua il Cardinale: Soffrivo dell'in­debolimento della vista. Ritornato in Eu­ropa nel 1867, prima di rientrare nella Missione d'Africa, mi provvidi di parec­chie paia di occhiali di diverso grado. La vista s'indeboliva sempre più e gli oc­chiali erano impotenti ad aiutarmi. Non sapendo più cosa fare, tolsi gli occhiali e li deposi presso l'immagine di San Giu­seppe, dicendogli: Se volete che continui a lavorare nella vigna del Signore, pen­sate voi a ridarmi la vista! -

Da quel giorno sino ad oggi sono pas­sati circa dieci anni ed io ho letto e scrit­to senza alcuno stento e senza bisogno di occhiali. -

E' necessario rivolgersi a San Giusep­pe con molta fede.

domenica 26 febbraio 2017

Perdere Dio per sempre

Riporto alcuni brani di una lettera che scrissi tempo fa a una signora.

Carissima in Cristo,
                                Sant'Alfonso Maria de Liguori la pensava come te al riguardo del purgatorio, ossia che è raro che un'anima morta in grazia di Dio vada direttamente in Paradiso. Per presentarsi al cospetto di Dio bisogna essere interamente candidi, pertanto bisogna purificare o in questa vita o nel purgatorio ogni piccola macchia veniale.

Per quanto riguarda la tua vicina di casa defunta, anche se mi hai detto che era "poco praticante", dobbiamo sperare che prima di morire abbia fatto un atto di contrizione perfetto. Ne “Le glorie di Maria”, Sant'Alfonso narra di una donna molto peccaminosa che morì senza ricevere i sacramenti poiché viveva emarginata dal paese. Da quelle parti c'era una pia suora che pregava sempre per coloro che morivano, ma non volle pregare per quella vecchietta perché la considerava dannata. Un giorno la defunta le apparve e le chiese di pregare per lei che stava patendo in purgatorio. La suora le domandò come avesse fatto a salvarsi, dopo quella vita peccaminosa che aveva condotto. L'anima defunta le disse che poco prima di morire, avendo compreso che ormai la fine era imminente e che moriva abbandonata da tutti, si rivolse con fiducia alla Beata Vergine Maria, la nostra Mamma del Cielo che non ci abbandona mai. La Madonna le ottenne la grazia di fare un atto di contrizione perfetto, cioè di pentirsi di tutti i peccati mortali commessi, con i quali aveva offeso Dio che è tanto buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. E così si è salvata eternamente.

Se non dobbiamo disperarci quando muore una persona “poco praticante”, non dobbiamo però neanche illuderci che tutti vadano automaticamente in paradiso. Sant'Alfonso scrisse una predica nella quale raccontava come muoiono gli uomini di mondo. Anche lui si lamentava del fatto che quando muore qualcuno, in genere si dice che se ne è andato in Cielo, ma Sant'Alfonso ribatteva che il defunto è andato in Cielo solo se lo meritava. Ecco quel che diceva: “Di ognuno che muore, si suole dire: è andato in Paradiso. È andato in Paradiso, se meritava il Paradiso; ma se meritava l’inferno? […] Tutti vanno in Paradiso? Oh quanti pochi ci vanno!” e in un altro scritto diceva: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, ed a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagattella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Fai molto bene a non frequentare più quei siti “pessimisti” che raccontano principalmente cose brutte, e fanno venire lo sconforto. In tempo di guerra questo atteggiamento viene definito “disfattismo”. Santa Teresa d'Avila diceva che le persone malinconiche, pessimiste e tristi sono la peste dei monasteri. Ciò in qualche modo è valido anche per i fedeli laici. È falso dire che tutto va bene, ma non bisogna cadere in una sorta di pessimismo senza speranza. È giusto criticare il male (l'eresia, la rilassatezza, lo scandalo, ecc.), anche i santi facevano lo stesso, ma lo facevano in modo cristiano, cioè con la speranza, la fiducia in Dio, senza odio per i nemici. Pensiamo all'eroico Sant'Atanasio. Egli visse in un periodo difficile come il nostro; allora andava di moda l'eresia ariana che negava la divinità di Cristo. Purtroppo molti fedeli, sacerdoti e vescovi aderirono all'arianesimo. Ma Sant'Atanasio resistette col coraggio di un leone, e alla fine la Verità prevalse e l'arianesimo disparve. Questi sono tempi difficili, ma noi con il sacramento della Cresima siamo diventati soldati di Gesù Cristo, cioè abbiamo ricevuto in maniera abbondante il dono dello Spirito Santo che ci dà la forza di combattere la buona battaglia spirituale e di non arrenderci mai, come i soldati valorosi non fuggono di fronte al nemico, ma lo combattono con ardore. I nostri nemici sono il demonio, il mondo (gli scandali degli altri uomini), e la carne (le passioni interne). Questa è la nostra battaglia, e se saremo valorosi e fedeli fino alla morte, potremo finalmente vivere per sempre insieme al nostro amato Re, Gesù Cristo, che è l'unico fine della nostra vita. Siamo su questa terra solo per salvarci l'anima, tutto il resto è secondario. A che serve avere costosi vestiti firmati, gioielli preziosi, auto lussuose, barche, ville, soldi e successo, se poi si perde l'anima? Dio è stato particolarmente buono con noi, perché ci ha fatto comprendere queste cose, ma noi adesso dobbiamo amarlo più degli altri. Che ce ne importa se i mondani ci considerano dei pazzi? La vera pazzia è amare i beni materiali come se fossero divinità, e offendere Dio con il peccato.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris.

Cordialiter

domenica 19 febbraio 2017

Sacrificarsi per i peccatori

Nel 1917 apparve la Madonna a Fa­tima a Lucia Dos Santos ed a Giacinta e Francesco Martu; disse loro: Sacrifi­catevi per i peccatori e dite spesso, spe­cialmente nel fare qualche sacrificio: « O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori ed in ripara­zione delle ingiurie commesse contro l'Immacolato Cuore di Maria! ... ». Re­citate il Rosario, dicendo alla fine di ogni postina: O Gesù mio, perdonate le no­stre colpe, preservateci dal fuoco dello inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia!... -Badate che molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi per loro. -

La Madonna vuol salvare i suoi figli a tutti i costi. È necessario dunque ri­fugiarsi sotto il suo manto materno ed attaccarsi sempre più alla sua devozione, se vogliamo salvare l'anima nostra e pre­parare al mondo un'êra nuova di pace e di religiosità. [...]

L'uomo, Adamo, peccò nel paradiso terrestre per mezzo della donna, Eva. L'uomo-Dio, Gesù Cristo, ha voluto sal­vare l'umanità per mezzo di una Donna, Maria, Vergine. Gesù è il Redentore, la sua Madre Santissima è la Corredentrice. Egli ebbe il martirio del corpo; la Madre sua quello del cuore. I dolori di Gesù e della Madonna riaprirono il Paradiso alla misera umanità; è giusto quindi amare ed onorare la seconda Eva, quale tenera Madre.

Ognuno ha la madre del corpo; tutti però abbiamo una Madre comune, la Ma­dre dell'anima, Maria Santissima. [...] Alla madre terrena si deve amore, ri­spetto, ubbidienza; alla Madre celeste si deve ancora di più! Per quanto si faccia verso la Madonna, non si fa mai troppo. Conviene perciò moltiplicare gli atti di ossequio e di amore verso la Regina del Cielo, sia perché ne è degna, sia perché abbiamo bisogno della sua continua pro­tezione.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 13 febbraio 2017

Grande Promessa della Madonna a Santa Matilde

La Vergine benedetta, apparsa a S. Matilde le fece questa solenne promessa: Tutti quelli che reciteranno devotamente ogni giorno « Tre Ave Maria» in onore della potenza, sapienza e misericordia, di cui la SS. Trinità ha ricolmato il mio Cuore, otterranno la perseveranza finale, vale a dire: SI SALVERANNO.

Preghiera delle « TRE AVE »
da recitarsi mattina e sera:

Beneditemi o Figlia dell’Eterno Padre — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda mai il mio Dio con pensieri. Ave Maria gratia plena, ecc. aggiungendo la giaculatoria: O Maria, mia buona Madre, preservatemi in questo giorno dal peccato mortale.

Beneditemi o Madre del Divin Figlio — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con parole. Ave Maria, ecc. come sopra.

Beneditemi, o Sposa dello Spirito Santo — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo, così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con opere ed omissioni: anzi fate che io l’ami con tutto il mio cuore, e lo faccia amare ancora dagli altri. Così sia, o dolce, pietosa, o amabile Maria. Ave Maria, ecc, come sopra.


Imprimatur — Montepulciano, 13 febbraio 1934
+ AEMILIUS, Ep.

giovedì 2 febbraio 2017

Andare all'inferno

Don Giuseppe Tomaselli nel suo libretto intitolato “L'inferno c'è”, racconta un fatto spaventoso avvenuto alla presenza di numerosi testimoni.

Raimondo Diocré era un professore della famosa università parigina della Sorbona. Quando morì, i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Notre Dame con grande concorso di popolo. La bara fu collocata nella navata centrale, coperta da un semplice velo. Durante il rito funebre, a un certo punto si udì una voce sepolcrale: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” I presenti si avvicinarono alla salma e alzarono il velo, ma constatarono che il professore era immobile e freddo. Dopo un po' venne ripresa la funzione religiosa tra il turbamento generale, e ad un certo punto il cadavere si alzò alla presenza di tutti e gridò forte: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!” I fedeli presenti rimasero ancora più spaventati per l'accaduto, alcuni dottori si avvicinarono al cadavere ritornato immobile e verificarono che era davvero morto. Il funerale venne sospeso e rinviato al giorno dopo. Gli ecclesiastici discussero sul da farsi. Secondo alcuni il fatto accaduto in chiesa significava che il defunto era dannato e quindi non bisognava celebrare il funerale, altri invece pensavano che non era certo che il professor Diocré si fosse dannato, poiché aveva solamente detto di essere stato accusato e giudicato. Il vescovo approvò quest'ultimo parere e l'indomani fece ripetere da capo le esequie. Mentre era incorso la nuova funzione funebre, il morto si alzò sulla bara e gridò con voce terrificante: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!” A quel punto il funerale venne interrotto e il cadavere venne seppellito, ma non in terra consacrata, essendo ormai certa la sua dannazione eterna.

A causa di questo evento spaventoso, molte persone si convertirono. A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

venerdì 27 gennaio 2017

Ritagliare lo spazio per la preghiera

Pubblico una bella e-mail di Maristella, la quale, più che un'amica, è come una sorella adottiva.  :-)


Caro fratello in Cristo, 
come stai? Io sto bene: la mia vita ha spesso ritmi veloci, il lavoro, la famiglia, i miei impegni personali riempiono il tempo che mi viene donato.

Cerco sempre di ritagliare lo spazio per la mia preghiera, per la meditazione, per la lettura in modo da poter progredire nel mio cammino di fede. Sto riflettendo molto, grazie anche ad alcuni spunti che mi vengono offerti dagli incontri periodici del gruppo di (...) a cui appartengo, sulla dimensione dell'obbedienza nella nostra vita. Permettere che sia il Signore a modellare e a dirigere la nostra vita, anche nelle piccole cose, soprattutto quando ciò entra pesantemente in conflitto con le nostre aspettative non è mai scontato e per niente facile. Viene da prendersela a male con il mondo intero, fino a quando non ci viene donato un attimo per raccoglierci e provare a chiedere umilmente: "Signore, io non ce la faccio, mi viene lo sconforto. Però se questa è la Tua volontà aiutami Tu a farla. Voglio fare ciò che piace a Te, non quello che piace a me". Lui arriva, si china su di noi, e ci aiuta. Poi, che pace, che benedizione poter ringraziare Dio per l'infinita pazienza che usa con noi poveri peccatori!

Sto pensando molto anche a tutti questi disastri, questi terremoti che continuano a colpire il centro Italia e a quelle povere persone che hanno perso tutto. Penso davvero che tutti dovremmo pregare di più e offrire le nostre piccole azioni di riparazione, i nostri piccoli gesti per implorare l'aiuto della Divina Misericordia.
Alla sera anche se sono molto stanca chiedo la grazia di riuscire a pregare, qualche volta purtroppo mi addormento mentre recito il Rosario: io credo che tutto si possa ottenere pregando assiduamente il Padre e la Madre celesti.

Ogni mia giornata, grazie a Dio, si apre e si chiude insieme a Lui. Alla mattina mi alzo presto e attraverso la città ancora buia: mi piace arrivare alla Basilica di Sant'Ambrogio e restare lì in adorazione del Santissimo. Poi arrivo al lavoro e cerco di continuare il mio dialogo con Lui: la giornata scorre leggera anche se piena di impegni e di imprevisti e cerco sempre di portare il Suo sorriso alle persone che incontro. Dopo le preghiere saluto Gesù e Maria e scivolo nel sonno.

Grazie per il tuo bellissimo blog, per me una miniera di parole preziose!

Nei Cuori Immacolati

tua sorella Maristella



lll

giovedì 26 gennaio 2017

Maria è la Corredentrice del genere umano


[Riporto un interessante brano su Maria Corredentrice tratto dal Dizionario di Teologia Dogmatica del Cardinale Pietro Parente, Mons. Antonio Piolanti e Mons. Salvatore Garofalo]

CORREDENTRICE: è un titolo messo in uso recentemente per esprimere la cooperazione della Vergine all'opera della nostra redenzione compiuta da Gesù Cristo.

L'idea di una cooperazione di Maria alla nostra salvezza è antica quanto il Cristianesimo e ha il suo fondamento dogmatico nella maternità divina, per cui Cristo e l'opera sua appartengono in un certo vero senso a Maria. che ha concepito, partorito e nutrito il Redentore, anzi l'ha offerto al tempio, ha sofferto con Lui, ha diviso con Lui spiritualmente il martirio della Croce. Questa è dottrina classica fuori di discussione. In questi ultimi tempi però, sotto l'impulso specialmente della scuola di Lovanio, con a capo il Bittremieux, si è accesa una grande controversia sul valore e l'estensione di quella cooperazione di Maria e quindi sulla legittimità e la natura dei titoli: Mediatrice e Corredentrice (v. Mediazione).

Punti dottrinali certi: 1° Maria, in quanto Madre di Cristo, è partecipe della sua vita e delle sue opere e quindi si può dire, in senso largo, Mediatrice e Corredentrice; 2° nei disegni di Dio Maria è associata a Cristo per il trionfo sul peccato, come Eva fu associata ad Adamo nella rovina del genere umano; 3° Maria ha consentito alla passione e alla morte di Cristo aggiungendovi il suo strazio materno, per cui ha meritato (de congruo; v. Merito) di diventare la tesoriera e la distributrice dei frutti della Redenzione. Questa dottrina è fondata sulla S. Scrittura ed è largamente sviluppata dai Padri: il Magistero ecclesiastico l'ha sempre insegnata.

[..] La questione si agita ancora [...]; ma certo l'associazione della B. Vergine al Redentore, suo Figlio, importa una partecipazione anche diretta e immediata, sebbene misteriosa, all'opera redentiva di Gesù Cristo. Pertanto il titolo di Corredentrice è giustificato.

martedì 24 gennaio 2017

Maria assiste gli umili nell'ultima agonia

I mondani pensano a vivere nelle agiatezze e ad accumulare più ricchezze possibili, le quali sono un grosso pericolo per l'anima. Al contrario, coloro che vivono in umiltà hanno maggiori possibilità di salvarsi.

Sentite questo fatto narrato da Sant'Alfonso Maria de Liguori ne “Le Glorie di Maria”. Un parroco andò ad assistere un moribondo che possedeva servi e ricchezze. Quando entrò nella lussuosa casa vide che nella stanza del malato agonizzante vi erano dei demoni sotto le sembianze di orribili cagnacci che fremevano in attesa della morte del ricco per prendersi la sua anima e portarsela all'inferno, poiché era in stato di peccato mortale. Intanto anche una pia e povera donna era moribonda e desiderava ricevere gli ultimi sacramenti prima di presentarsi innanzi al cospetto di Cristo Giudice per ricevere la sentenza eterna. Ma essendo il parroco già occupato ad assistere l'anima del ricco per tentare di salvarlo, inviò dalla povera donna un altro sacerdote, il quale prese la pisside col Santissimo Sacramento e andò da lei per portarle in quell'ora estrema della sua vita il Santo Viatico e aiutarla a lasciare questa terra in stato di grazia. Entrato nell'umile casa della moribonda, rimase sorpreso nel vedere prima una gran luce e poi la Madonna che stava vicino al capezzale di quella donna agonizzante per consolarla e asciugarle con un panno il sudore provocato dall'agonia che la stava portando alla morte. Il sacerdote, vedendo Maria Santissima, non ebbe coraggio di entrare nella stanza, ma la Vergine gli fece cenno di entrare e gli prese lo sgabello per farlo sedere e ascoltare la confessione della moribonda, la quale, dopo aver ricevuto l'assoluzione sacramentale, si comunicò con molta devozione e infine spirò felicemente l'anima tra le braccia della Madonna. Invece il ricco morì senza pentimento e si dannò eternamente, senza più speranza di redenzione.

Questo fatto deve infondere molta speranza, infatti è consolante il pensiero che Maria assiste nell'ora della morte i suoi servi fedeli che l'hanno onorata durante la vita. Ma deve anche far riflettere sulla pericolosità delle ricchezze: a che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua? È meglio vivere poveramente e salvarsi l'anima, anziché vivere tra piaceri mondani e ricchezze smodate ma andare all'inferno.

sabato 21 gennaio 2017

Noi siamo della stirpe di Maria

Modesti operai di questa grande opera, lavoriamo nel silenzio e nella speranza. Preghiamo: è la condizione del successo: ripariamo, poiché il dolore supremo è il vedere Dio oltraggiato e bestemmiato; soffriamo, lottiamo, moriamo se occorre, sicure che lassù una Provvidenza veglia, l'Onnipotenza ci assiste e riuscirà vittoriosa; la Bontà tiene conto di tutto, l'Amore infinito si china verso di noi per condurci ai suoi fini divini. Noi siamo della stirpe di Maria, che Dio stesso ha posto nell'inimicizia perpetua con la razza di Satana, stirpe alla quale Egli ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo, senza però esimerci dalla fatica, né privarci dell'onore e del merito della lotta.

Speriamo dunque! Lavoriamo fiduciose e intrepide. Che faremo noi deboli donne? Che faremo? L' abbiamo appena detto: pregheremo, ripareremo, ameremo, soffriremo! Altri saranno apostoli, combattenti attivi nella mischia; noi, con la dolcissima Vergine Maria, saremo olocausti, nascoste in Gesù Cristo, immolate con Gesù Cristo, e con Lui, per Lui e in Lui, otterremo la salvezza del mondo.

La nostra esistenza, la nostra vita sono già per se stesse una protesta contro le opere attuali di Satana. La divina Provvidenza, secondo i bisogni dei tempi, fa nascere i diversi Ordini religiosi che devono, ciascuno secondo il proprio carisma e le proprie forze, aiutare la Santa Chiesa.
Nel silenzio dei nostri monasteri, aiutate dalla grazia divina, cammineremo in senso opposto a Satana; all'empietà e all'odio opporremo l'amore.

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

mercoledì 7 settembre 2016

La buona morte

In tutti gl'istanti della vita si ha biso­gno dell'assistenza di Maria Santissima. Il momento più importante della nostra di­mora terrena e quello della morte. Chi muore bene, è salvo eternamente; chi muore male, è perduto in eterno. La Santa Chiesa, memore di ciò, ha vo­luto unire al saluto angelico una preghiera particolare. L'Ave Maria ha due parti; la prima contiene le parole che l'Angelo Ga­briele rivolse a Maria Vergine; la seconda parte è un'invocazione ardente ed amo­rosa: Santa Maria, tu che sei la Madre di Dio, prega per noi, poveri peccatori, ades­so ... in ogni istante della nostra vita ... ma specialmente nell'ora della nostra morte.

Decine, e forse centinaia di volte, si ripete giornalmente l'Ave Maria. Biso­gna fermare sempre l'attenzione sull'ulti­mo punto, per ottenere realmente dalla Madonna la sua assistenza nell'ora della morte. Com'è dolce morire con la Madonna vi­cina! Anche quando non si vede con gli occhi del corpo, Ella è là al capezzale dei suoi devoti. Satana tenta negli ultimi istanti, ma con Maria Vergine vicina non può cantare vittoria. A quante anime è apparsa la Madonna sul letto di morte! ... Frutto della meri­tata assistenza! La grazia della buona morte si chieda alla Madonna con fede ed amore. Si faccia qualche pratica particolare in onore di Maria per meritare questo favore.


[...] Il Vescovo francese Dupanloup rac­conta:

- Una ricca e giovane signorina, che aveva appena venti anni, trovavasi in punto di morte e ricevette gli ultimi Sa­cramenti.

Il Sacerdote voleva consolare la pove­retta; ma essa sembrava che non avesse bisogno di conforto. Meravigliatosi il Sacerdote di una sì grande tranquillità, gliene domandò spiegazione. La giovane rispose: Da quattro anni ho recitato sem­pre il Rosario, supplicando così, almeno 50 volte al giorno, la Vergine Santissima di pregare per me nell'ora della mia mor­te. È dunque impossibile che la Madonna non mi aiuti in quest'ora; io sono assai convinta che mi soccorrerà e mi condurrà con se in Cielo. -­

Difatti la giovane fece una morte dol­cissima.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

domenica 14 agosto 2016

Madonna Immacolata

Bernadetta aveva sentito un forte tuo­no e pensava trattarsi di prossimo tempo­rale. Si chinò per togliersi le scarpe e co­sì attraversare il piccolo torrente e ritor­nare a casa. Fu scossa da un altro tuono. Osservò intorno incuriosita e volse lo sguardo verso una grotta scavata nella roccia. Si accorse che il rosaio selvatico in fondo alla grotta era agitato come da un vento strano. Stava ammirando questa scena, quando vide la grotta illuminarsi e comparire una bellissima Signora. Era la Madonna!

Vestiva la Vergine un abito bianchis­simo; i fianchi erano cinti da una fascia azzurra; un velo bianco scendeva dalla te­sta lungo tutta la persona; dalla veste lun­ga fino a terra spuntavano i piedi scalzi, su ciascuno dei quali stava una rosa d'oro; dal braccio le pendeva la corona del San­to Rosario; le mani erano giunte, all'al­tezza del petto.

Bernadetta vide altre volte la Madon­na e pote ascoltare la sua voce materna. Oggi la Vergine Immacolata è rappre­sentata nei quadri e nelle statue sotto le sembianze in cui si mostrò a Bernadetta Soubirous. Sotto i piedi della Vergine si rappresenta anche il demonio in forma di serpente.

L'immagine dell'Immacolata contiene tutti i simboli della vera devozione ma­riana. La grotta dove apparve la Madonna è simbolo dell'umiltà. La Regina del Cielo avrebbe potuto ap­parire in una casa reale; ma siccome l'u­miltà le è tanto cara, preferì la grotta, co­me il suo Divin Figliuolo aveva scelto per nascere la grotta di Betlem. L'anima che vuole onorare la Madon­na, deve essere umile. Ūmilta significa riconoscere il proprio nulla e la propria miseria. Essere umili significa non cer­care la lode umana, fuggire le vanità del mondo ed accettare con pazienza le umí­liazioni.

L'Immacolata apparve in abito bian­chissimo. La veste candida rappresenta il candore della purezza. Non si può essere devoti di Maria, se non si pratica bene la virtù della purezza cristiana. Il velo bianco, che ricopriva tutto il corpo della Madonna, è simbolo della mo­destia. La virtù della modestia è la custo­dia della purezza.

La Vergine Santissima si mostrò con la fascia celeste ai fianchi. Questa fascia simboleggia lo spirito di mortificazione, che deve, animare i de­voti. Se non c'e il sacrificio e la peniten­za, non si può essere veri devoti di Maria.

Perché l'Immacolata aveva due rose sui piedi e non al petto oppure tra le ma­ni? Per indicare che l'amore di Dio e del prossimo deve essere fattivo. Bisogna muoversi ed operare per dimostrare a Dio il nostro amore. Non bastano i desideri e le parole, ci vogliono i fatti, cioè le ope­re buone.

Al braccio la Vergine teneva la corona del Rosario, per indicare ai suoi devoti quanto desideri essere onorata con tale re­cita. I Rosari che i fedeli sogliono recitare, non sono mai troppi. Si consideri inoltre la corona come la compagna indivisibile dell'anima amante di Maria.

La Madonna stava con le mani giunte, in atto di preghiera. E’ necessario pregare e pregare spesso. Durante l'orazione si stia composti, rac­colti e si pensi a quello che si dice. Quan­te preghiere vengono recitate male! Come possono giungere al trono di Dio?

Gli occhi dell'Immacolata erano rivol­ti al Cielo. L'anima devota di Maria, pur restando su questa terra, pensi spesso al Paradiso e viva distaccata dai piaceri della vita ter­rena. Il cuore sia fisso in Dio con i continui atti di amore. La nostra vera patria è il Cielo.

Una luce meravigliosa circondava l'Im­macolata. Il buon esempio è la vera luce che ri­schiara le anime. I devoti della Madonna siano di buon esempio a tutti, in casa e fuori. Chi dà buon esempio, agisce potentemente sugli altri e sprona alla pratica della virtù, an­che senza parlare.

L'Immacolata si raffigura con il serpen­te infernale sotto i piedi. Come la Madonna schiacciò il capo a Satana, così l'anima devota deve vincere sempre il demonio, resistendo alle sue tentazioni. Il demonio ha paura dei veri devoti di Maria, conoscendo quale forza possano at­tingere dal Cuore Immacolato della Ma­dre di Gesù.

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I fedeli contemplando l'immagine del­l'Immacolata, sappiano rispecchiarsi in così interessante modello e si sforzino di continuo d'imitare la Celeste Madre. Più si e simili a Maria, più si diventa cari a Lei. Dove e la Madre, là saranno i figli. La Madonna aspetta in Cielo i suoi figli ed attende ansiosa il giorno in cui potrà ve­derseli vicini.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 1 agosto 2016

Regina delle grazie

[Pensiero di San Pio X tratto dall'Enciclica “Ad diem illum laetissimum” del 2 febbraio 1904]


La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù è che Maria "divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina" e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d’angoscie, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere "presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero". La fonte è dunque Gesù Cristo e "noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza; da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità". Ma Maria, come osserva giustamente San Bernardo, è l’"acquedotto", o anche quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo. Dice San Bernardino da Siena: "Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali". È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell’opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù "siede alla destra della Maestà Divina nell’altezza dei Cieli"; Maria siede regina alla destra di Suo Figlio, "rifugio cosi sicuro e ausilio così fedele in tutti i pericoli, che non si deve temere nulla né disperare sotto la sua guida, i suoi auspici, la sua protezione e la sua benevolenza".