domenica 22 marzo 2015

San Giuseppe Patrono dei moribondi

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

Un missionario dell'Africa occidentale, e precisamente del Senegal, raccontava che un giorno trovavasi a visitare a ca­vallo una contrada mai percorsa, in aper­ta campagna, quando ad un tratto arrivò presso una casa privata. Messo il piede sulla soglia, udì una voce:

- Chi va là?

- Un Padre Missionario.

- Allora siate il benvenuto!

Era un soldato francese, che febbrici­tante stava a letto. Così egli parlò: Sono al terzo accesso di febbre ed è difficile su­perarlo. Voglio purificare la coscienza con la Confessione; voglio morire sereno. Ricevuta l'assoluzione, disse: Io ero si­curo che sarebbe arrivato qui un Sacer­dote. Porto la medaglia di San Giusep­pe; sono devoto di questo Santo, che è il Protettore della buona morte. Ho chie­sto sempre di avere un Sacerdote al mio capezzale prima di morire. San Giusep­pe mi ha esaudito! -

Il Missionario concludeva la narrazio­ne dell'episodio dicendo: Due ore dopo quell'uomo spirava.

giovedì 19 marzo 2015

Santa Teresa e San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

mercoledì 18 marzo 2015

Guarito da San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

martedì 17 marzo 2015

San Giuseppe sfama i poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

A Torino c'è la « Piccola Casa della Provvidenza », ove al presente sono rac­colti circa diecimila sofferenti, ciechi, sordo-muti, paralitici, minorati... Essi so­no mantenuti gratuitamente. Non ci so­no fondi, nè registri di contabilità. Ogni giorno si dispensano circa trenta quin­tali di pane. E poi... quante spese! Da più di cent'anni mai è mancato il necessario ai ricoverati. Nel 1917 ci fu in Italia la penuria del pane, essendo un periodo cri­tico di guerra. Scarseggiava il pane an­che tra i benestanti e tra i militari; ma nella « Piccola Casa della Provvidenza » ogni giorno entravano i carri carichi di pane.

La « Gazzetta del Popolo », di Torino, commentò: Da dove venivano quei car­ri? Chi li mandava? Nessuno, neppure i conducenti, hanno mai potuto conoscere e disvelare il nome del munifico dona­tore. -

Nei momenti difficili, davanti ad impe­gni gravissimi, quando pareva che ai ri­coverati dovesse mancare il necessario, si presentava alla «Piccola Casa» un si­gnore sconosciuto, che lasciava quanto abbisognava e poi scompariva, senza la­sciare tracce di sé. Nessuno ha mai sa­puto chi fosse questo signore.

Ecco il segreto della Provvidenza nella « Piccola Casa » : il fondatore di questa opera è stato il Santo Cottolengo. Questi portava il nome di Giuseppe; sin dal principio costituì San Giuseppe Procu­ratore Generale della «Piccola Casa», af­finchè puntualmente provvedesse ai ri­coverati, come in terra provvedeva il necessario alla Sacra Famiglia; e San Giu­seppe ha continuato e continua a fare il suo ufficio di Procuratore Generale. Fioretto - Privarsi di qualche cosa non necessa­ria e darla ai bisognosi.

lunedì 26 gennaio 2015

Morte serena dei devoti di San Giuseppe


[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

Era gravemente inferma la Serva di Dio Suor Pudenziana Zagnoni, France­scana. La devozione nutrita verso San Giuseppe le fu di grande gioia prima di morire. Le Consorelle che l'assistevano ne invidiavano la sorte. Le apparve San Giuseppe con Gesù Bambino.

La Suora davanti a quella scena di Paradiso rimase commossa e ringraziava ora Gesù ed ora San Giuseppe di essersi degnati di venirla a trovare.

Vedendo che l'invitavano ad andare in cielo, provò tanta gioia da pregustare le delizie eterne.

San Giuseppe le fece un altro dono: le consegnò Gesù Bambino per significare: Io sono morto tra le braccia di Gesù; tu ora muori con Gesù tra le braccia!

Com'è dolce morire con l'assistenza di San Giuseppe!

domenica 18 gennaio 2015

La buona morte

In tutti gl'istanti della vita si ha biso­gno dell'assistenza di Maria Santissima. Il momento più importante della nostra di­mora terrena e quello della morte. Chi muore bene, è salvo eternamente; chi muore male, è perduto in eterno. La Santa Chiesa, memore di ciò, ha vo­luto unire al saluto angelico una preghiera particolare. L'Ave Maria ha due parti; la prima contiene le parole che l'Angelo Ga­briele rivolse a Maria Vergine; la seconda parte è un'invocazione ardente ed amo­rosa: Santa Maria, tu che sei la Madre di Dio, prega per noi, poveri peccatori, ades­so ... in ogni istante della nostra vita ... ma specialmente nell'ora della nostra morte.

Decine, e forse centinaia di volte, si ripete giornalmente l'Ave Maria. Biso­gna fermare sempre l'attenzione sull'ulti­mo punto, per ottenere realmente dalla Madonna la sua assistenza nell'ora della morte. Com'è dolce morire con la Madonna vi­cina! Anche quando non si vede con gli occhi del corpo, Ella è là al capezzale dei suoi devoti. Satana tenta negli ultimi istanti, ma con Maria Vergine vicina non può cantare vittoria. A quante anime è apparsa la Madonna sul letto di morte! ... Frutto della meri­tata assistenza! La grazia della buona morte si chieda alla Madonna con fede ed amore. Si faccia qualche pratica particolare in onore di Maria per meritare questo favore.


[...] Il Vescovo francese Dupanloup rac­conta:

- Una ricca e giovane signorina, che aveva appena venti anni, trovavasi in punto di morte e ricevette gli ultimi Sa­cramenti.

Il Sacerdote voleva consolare la pove­retta; ma essa sembrava che non avesse bisogno di conforto. Meravigliatosi il Sacerdote di una sì grande tranquillità, gliene domandò spiegazione. La giovane rispose: Da quattro anni ho recitato sem­pre il Rosario, supplicando così, almeno 50 volte al giorno, la Vergine Santissima di pregare per me nell'ora della mia mor­te. È dunque impossibile che la Madonna non mi aiuti in quest'ora; io sono assai convinta che mi soccorrerà e mi condurrà con se in Cielo. -­

Difatti la giovane fece una morte dol­cissima.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

mercoledì 31 dicembre 2014

Il pensiero dell'eternità

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

sabato 27 dicembre 2014

Amici spirituali

È molto importante avere degli amici spirituali. A tal proposito riporto il capitolo XIX "Le vere amicizie" del libro di San Francesco di Sales intitolato "Filotea - Introduzione alla vita devota", ed. Paoline.

Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta.

Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.

Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio.

È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. Ed è vero, perché il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile amicizia per i secoli dei secoli.

Mi sembra che tutte le altre amicizie siano soltanto fantasmi a confronto di questa e i loro legami anelli di vetro e di giaietto, a confronto del legame della devozione che è tutta di oro fino.

Non stringere amicizie di altro genere; intendo dire quelle che dipendono da te. Non devi lasciar cadere, né disprezzare quelle che la natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle con i parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri; ripeto, mi riferisco a quelle che tu scegli liberamente di persona.

Può darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere di particolare affetto o amicizia, perché ciò ingombra il cuore, distrae lo spirito, dà luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli scritti di molti santi e devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e gli affetti fuori dell'ordine sono molto dannosi per i religiosi; pensano che la regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe molto da dire.

Premesso che in un monastero ben ordinato, il progetto comune è di tendere tutti insieme alla vera devozione, è evidente che non sono necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre si cerca in particolare ciò che è comune, non si passi dalle particolarità alle parzialità. Ma per coloro che vivono tra la gente del mondo e abbracciano la vera virtù, è indispensabile stringere un'alleanza reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene.

Coloro che camminano in piano non hanno bisogno di prendersi per mano, ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso si sostengono l'un l'altro per camminare con maggiore sicurezza. I religiosi non hanno bisogno di amicizie particolari, ma coloro che vivono nel mondo, sì, per darsi reciprocamente sicurezza e aiuto in tutti i passaggi pericolosi che devono affrontare. Nel mondo, non tutti tendono allo stesso fine, non tutti hanno lo stesso spirito; bisogna dunque riflettere e stringere amicizie secondo i nostri programmi; questa particolarità crea veramente una parzialità, ma è una santa parzialità che non crea divisioni se non quella del bene dal male, delle pecore dalle capre, delle api dai fuchi, che sono separazioni necessarie.

È fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore nutrisse un'amicizia più tenera e personale per Giovanni, Lazzaro, Marta, Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro aveva una predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S. Paolo per S. Timoteo e S. Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria cento volte dell'amicizia che aveva per S. Basilio e così la descrive: " Si aveva l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. È vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto è in tutto; tuttavia è vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno nell'altro; coltivare la virtù e ordinare i programmi della nostra vita alle speranze future; questo era il modo di uscire da questa terra mortale, prima di morire ".

S. Agostino dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica, per le rare virtù che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a un angelo di Dio.

Ma ho torto a farti perdere tempo per una cosa così chiara. S. Girolamo, S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i più grandi Servi di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per la loro perfezione. S. Paolo, rimproverando ai Gentili il disordine morale della vita, li accusa di essere gente senza affetto, ossia gente incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i buoni filosofi, dice che l'amicizia è una virtù: certamente parla dell'amicizia personale perché, dice, la vera amicizia non può essere estesa a molte persone.

La perfezione dunque, non consiste nel non avere amicizie, ma nell'averne una buona, santa e bella.

lunedì 22 dicembre 2014

Lettera a Gesù Bambino

Una lettrice dei miei blog mi ha inviato una "letterina" per Gesù Bambino scritta da una sua amica.


Caro Gesù Bambino. Quando ero bambina i miei genitori mi avevano insegnato che il Santo Natale era il tuo compleanno  e io ti scrivevo sempre una letterina nella quale ti facevo le promesse di essere una buona bambina, di ubbidire al mio papà e alla mia mamma, di non dire bugie e tante altre piccole o grandi promesse, e poi concludevo dicendoti che ti volevo tanto tanto bene e ti domandavo anche un piccolo regalino. Poi gli anni sono passati, sono cresciuta e mi sono un po’ dimenticata delle promesse fatte tante volte e non sono più stata "una buona bambina". Eh sì mio amatissimo Gesù, ti ho dato tanti dispiaceri e ti chiedo perdono per averti così poco amato. Poi con il tempo con l’ aiuto della Tua Santissima Mamma, l’Immacolata Vergine Maria, la mia strada ha ripreso il giusto cammino , e.... Amor Mio Ti ho ritrovato ancora lì, dove ti avevo lasciato. Eri ancora lì in quella grotta, al freddo e al gelo, che mi aspettavi. Io sono entrata in quella grotta, e ho visto la Tua Mamma il tuo papà Giuseppe che ti guardavano adorandoti, e mi sono gettata ai tuoi piedi e anch’io Ti ho adorato in silenzio, poi con le lacrime agli occhi ho baciato il tuo santo capo, quelle sante manine e i tuoi piedini, infine mio Gesù, ho baciato quel cuoricino che tante volte nella mia vita ho trafitto, e tu o mio Santo Bambino, mi hai sorriso e mi ha detto: Finalmente sei tornata, ti aspettavo :  e hai aperto le Tue braccine e mi hai abbracciato e mi hai benedetto . Mio Dio e mio Signore , grazie dell’amore con cui mi hai avvolto, grazie dell’ amore con cui mi hai perdonato, grazie dell’amore con cui mi hai salvato.  Ti voglio bene Gesù e ti chiedo anche stavolta un grande grande regalo, insegnami ad amarti di più. 

Buon Compleanno!

(Lettera firmata)

lunedì 1 dicembre 2014

Il quadro bruciato da una dannata


Nella biografia di Sant'Alfonso Maria de Liguori, si narra che il 26 marzo 1722, partecipò a degli esercizi spirituali. All'epoca il giovane Alfonso era uno dei più illustri avvocati di Napoli. Quelle prediche produssero un gran bene alla sua anima; soprattutto quella riguardante l'inferno. Il predicatore mostrò al numeroso uditorio un quadro bruciacchiato (nella foto a lato) raffigurante Gesù crocifisso.

Perché era bruciacchiato? Un cavaliere aveva avuto una relazione impura con una dama, ma questa sciagurata morì senza pentimento. Un giorno, mentre il cavaliere stava pregando in suffragio dell'anima della dama dinanzi al quadro, le apparve l'anima di quella donna in sembianze mostruose, la quale disse “Non pregate per me che sono dannata”, e per lasciare un segno che accertasse la veridicità della sua affermazione, appoggiò le mani sul quadro, lasciando delle evidenti bruciature. Fatto ciò disparve.

Il racconto di questo fatto impressionò molto l'animo di Sant'Alfonso, e così decise di non volerne più sapere delle cose del mondo e di sposarsi. Prostrato a piedi del Crocifisso, propose di voler vivere una vita celibe, ed occuparsi solo di Dio e della propria anima. Qualche tempo dopo abbandonava la ricca carriera forense ed abbracciava lo stato sacerdotale. In seguito fondò una congregazione religiosa dedita alle missioni popolari tra i villaggi sperduti. Le sue memorabili prediche facevano piangere di compunzione l'uditorio, e in tanti cambiavano vita e si davano a Dio senza compromessi col mondo. Che giova vivere una vita ricca di divertimenti e di piaceri materiali, se poi si perde l'anima?

mercoledì 26 novembre 2014

Non smettere mai di recitare il Rosario

Narra il Beato Alano che vi fu una signora chiamata Domenica, la quale recitava il Rosario, ma dopo aver abbandonato questa pia pratica, cadde in tale povertà che un giorno per disperazione si diede tre colpi di coltello. Ma mentre stava spirando ed i demoni stavano per prenderla e portarla all'inferno, le apparve Maria Santissima che le disse: “Figlia, tu ti sei scordata di me, ma io non ho voluto scordarmi di te per quel Rosario che un tempo mi recitavi. Orsù, se tu continuerai a recitarlo, io ti restituirò la vita ed anche i beni materiali che hai perso.” Domenica si alzò risanata, e da quel giorno riprese a recitare il Rosario, recuperò i suoi beni. Tempo dopo, quando arrivò l'ora della morte fu visitata di nuovo da Maria che lodò la sua fedeltà, e così se ne morì santamente.

martedì 18 novembre 2014

Zelo per le anime

Le sette insegnano l'edonismo, il materialismo e il più gretto egoismo; noi vi opporremo la ricerca della totale abnegazione, il vigore della perfezione interiore e una incessante mortificazione in ogni cosa, per quanto sarà possibile; vi opporremo un amore generoso della croce, lo spirito di sacrificio, d'unione a Gesù immolato, che non è altro che lo spirito stesso del cristianesimo; vi opporremo una squisita purezza, le caste delicatezze della verginità, l'oblio dei nostri interessi personali, e infine, l'intero sacrificio di noi stesse per la maggior gloria di Dio. [...]

Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volontaria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve essere anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tutte le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servizio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della preghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra miseria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue adorabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sacrificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver annientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana. O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, perché «poche anime comprendono ciò che Dio opererebbe in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'immolazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

sabato 8 novembre 2014

Amar Gesù Cristo

Riporto una lettera che tempo fa ho scritto a una lettrice del blog vocazionale.

Carissima sorella in Cristo,
                                        si vede che stai leggendo “Pratica di amar Gesù Cristo”. Infatti in questo libro viene insegnato come comportarsi con le persone moleste e con i persecutori. Il seguace di Cristo sopporta tutto con pazienza, senza farsi prendere dall'ira e cedere ad incomposte reazioni. Tu hai sopportato quegli antipatici discorsetti sul tuo conto fatti da alcuni parenti, riuscendo a mantenere la calma. Hai fatto bene a restare in silenzio, poiché è inutile parlare di argomenti spirituali così elevati con persone che non parlano lo stesso “linguaggio”.

Ormai è dalla fine del 2010 che ti sforzi di condurre una vita devota e coerente col Vangelo, e ciò è una grande gioia poiché molte persone che si convertono riescono a resistere solo per pochi giorni o per poche settimane e poi tornano a praticare la vita vuota e mondana di prima. Meglio morire anziché voltare le spalle a Gesù buono! La vita senza di Lui non ha alcun senso. Puoi farti santa anche nel mondo, ma io prego il Redentore Divino di prenderti come sua casta sposa, perché vivendo in monastero sarà facile per te vivere interamente per Lui, salvarti l'anima e raggiungere la santità. Spero tanto che questa Pasqua sia l'ultima che tu festeggi nel mondo, e che entro un anno tu sia “prigioniera” di Gesù in qualche ordine di stretta osservanza. Credo che tu in un monastero osservante “arderai viva” col santo fuoco dell'amore divino, e ti immolerai per la salvezza delle anime e la maggior gloria di Dio.

I santi piangevano al pensiero che Dio non è amato dalla maggioranza degli esseri umani. La Chiesa ha tanto bisogno di anime generose che dedichino la propria vita all'immolazione, alla preghiera, alla penitenza e all'apostolato per la conversione e la salvezza delle anime redente dal Preziosissimo Sangue di Cristo. Purtroppo il materialismo e l'edonismo hanno accecato il cuore di molti, i quali pensano solo a divertirsi senza preoccuparsi della salvezza dell'anima. Ah, se costoro leggessero gli scritti spirituali di Sant'Alfonso Maria de Liguori, in gran parte comprenderebbero che il nostro scopo sulla terra non è di ammassare ricchezze e di divertirci in maniera sfrenata, ma di salvarci l'anima. A che serve all'uomo conquistare il mondo intero se poi perde la sua anima?

Sono contento che da alcuni mesi hai compreso questi discorsi e adesso stai riflettendo sullo stato di vita da eleggere. Coraggio carissima sorella in Cristo, se senti che il Signore ti sta chiamando ad abbracciare la vita religiosa, esulta di gioia per essere stata prescelta tra tante altre ragazze, e non esitare a rispondere affermativamente alla sua chiamata. Sicuramente i mondani ti derideranno e criticheranno la tua scelta dicendo che hai studiato tanti anni per poi andarti a rinchiudere nel chiostro, ma a noi che importa dei discorsi insensati dei mondani? Tu sei stata creata per amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le tue forze, e solamente in Lui e nella Sua volontà puoi trovare pace, serenità e gioia di vivere.

I nemici delle anime faranno di tutto per farti cambiare idea e allontanarti da Dio, ma come un valoroso soldato in battaglia devi resistere, resistere, resistere.

Ti saluto fraternamente in Cordibus Jesu et Mariae

Cordialiter

domenica 2 novembre 2014

Un'anima in purgatorio

Il Venerabile P. Domenico di Gesù Maria (+1630) era solito tenere nella sua cella, come si usa nell'Ordine Carmelitano, un teschio vero, sia per ricordare la morte come per avere un richiamo al dovere di carità di suffragi verso i defunti.

Quando arrivò al convento di Roma, nella cella che gli venne assegnata trovò un teschio, da cui una notte udì una voce alta e spaventevole che gridava: «In memoria hominum non sum - nessuno si ricorda di me». Le parole furono ripetute più volte e udite in tutto il dormitorio del convento. Il Venerabile rimase stupito e timoroso, dubitando che si trattasse di un fenomeno diabolico. Si mise subito a pregare per sapere cosa dovesse fare. Prese poi dell'acqua benedetta e aspergendola sopra il teschio, il medesimo pronunciò queste altre parole: «Acqua, Acqua, misericordia, misericordia».

Il religioso gli domandò chi era e che misericordia voleva. Il defunto rispose dandogli queste informazio­ni: era un tedesco, venuto a Roma a visitare i Luoghi Santi. Il suo corpo era stato sotterrato da molto tempo nel camposanto, l'anima si trovava in Purgatorio a patire pene intollerabili. Non aveva nessuno che gli facesse del bene, né chi si ricordasse di lui, e perciò lo pregava di aspergerlo continuamente con l'acqua benedetta. Gli raccomandò che pregasse per lui il Signore affinché lo liberasse da quelle pene.

Padre Domenico promise. Pregò molto e fece penitenze. Pochi giorni dopo il defunto gli comparve in cella per ringraziarlo del beneficio della liberazione dal Purgatorio, promettendogli riconoscenza.

(Dai processi di beatificazione del P. Domenico di Gesù Maria)

giovedì 30 ottobre 2014

Perdere Dio per sempre

Riporto alcuni brani di una lettera che scrissi tempo fa a una signora.

Carissima in Cristo,
                                Sant'Alfonso Maria de Liguori la pensava come te al riguardo del purgatorio, ossia che è raro che un'anima morta in grazia di Dio vada direttamente in Paradiso. Per presentarsi al cospetto di Dio bisogna essere interamente candidi, pertanto bisogna purificare o in questa vita o nel purgatorio ogni piccola macchia veniale.

Hai ragione quando dici che le vecchie con lo smalto e il rossetto sono ridicole, anche Don Giuseppe Tomaselli diceva più o meno lo stesso. A dir la verità anche le giovani che usano quelle cose sono da compatire, poiché smalti e rossetti sono inutili vanità che non giovano all'anima.

Per quanto riguarda la tua vicina di casa defunta, dobbiamo sperare che prima di morire abbia fatto un atto di contrizione perfetto. Ne “Le glorie di Maria”, Sant'Alfonso narra di una donna molto peccaminosa che morì senza ricevere i sacramenti poiché viveva emarginata dal paese. Da quelle parti c'era una pia suora che pregava sempre per coloro che morivano, ma non volle pregare per quella vecchietta perché la considerava dannata. Un giorno la defunta le apparve e le chiese di pregare per lei che stava patendo in purgatorio. La suora le domandò come avesse fatto a salvarsi, dopo quella vita peccaminosa che aveva condotto. L'anima defunta le disse che poco prima di morire, avendo compreso che ormai la fine era imminente e che moriva abbandonata da tutti, si rivolse con fiducia alla Beata Vergine Maria, la nostra Mamma del Cielo che non ci abbandona mai. La Madonna le ottenne la grazia di fare un atto di contrizione perfetto, cioè di pentirsi di tutti i peccati mortali commessi, con i quali aveva offeso Dio che è tanto buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. E così si è salvata eternamente.

Se non dobbiamo disperarci quando muore una persona “poco praticante”, non dobbiamo però neanche illuderci che tutti vadano automaticamente in paradiso. Sant'Alfonso scrisse una predica nella quale raccontava come muoiono gli uomini di mondo. Anche lui si lamentava del fatto che quando muore qualcuno, in genere si dice che se ne è andato in Cielo, ma Sant'Alfonso ribatteva che il defunto è andato in Cielo solo se lo meritava. Ecco quel che diceva: “Di ognuno che muore, si suole dire: è andato in Paradiso. È andato in Paradiso, se meritava il Paradiso; ma se meritava l’inferno? […] Tutti vanno in Paradiso? Oh quanti pochi ci vanno!” e in un altro scritto diceva: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, ed a salvar l'anima non si pensa, e il fine eterno si tiene per bagattella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e sonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Fai molto bene a non frequentare più quei siti “pessimisti” che raccontano principalmente cose brutte, e fanno venire lo sconforto. In tempo di guerra questo atteggiamento viene definito “disfattismo”. Santa Teresa d'Avila diceva che le persone malinconiche, pessimiste e tristi sono la peste dei monasteri. Ciò in qualche modo è valido anche per i fedeli laici. È falso dire che tutto va bene, ma non bisogna cadere in una sorta di pessimismo senza speranza. È giusto criticare il male (l'eresia, la rilassatezza, lo scandalo, ecc.), anche i santi facevano lo stesso, ma lo facevano in modo cristiano, cioè con la speranza, la fiducia in Dio, senza odio per i nemici. Pensiamo all'eroico Sant'Atanasio. Egli visse in un periodo difficile come il nostro; allora andava di moda l'eresia ariana che negava la divinità di Cristo. Purtroppo molti fedeli, sacerdoti e vescovi aderirono all'arianesimo. Ma Sant'Atanasio resistette col coraggio di un leone, e alla fine la Verità prevalse e l'arianesimo disparve. Questi sono tempi difficili, ma noi con il sacramento della Cresima siamo diventati soldati di Gesù Cristo, cioè abbiamo ricevuto in maniera abbondante il dono dello Spirito santo che ci dà la forza di combattere la buona battaglia spirituale e di non arrenderci mai, come i soldati valorosi non fuggono di fronte al nemico, ma lo combattono con ardore. I nostri nemici sono il demonio, il mondo (gli scandali degli altri uomini), e la carne (le passioni interne). Questa è la nostra battaglia, e se saremo valorosi e fedeli fino alla morte, potremo finalmente vivere per sempre insieme al nostro amato Re, Gesù Cristo, che è l'unico fine della nostra vita. Siamo su questa terra solo per salvarci l'anima, tutto il resto è secondario. A che serve avere costosi vestiti firmati, gioielli preziosi, auto lussuose, barche, ville, soldi e successo, se poi si perde l'anima? Dio è stato particolarmente buono con noi, perché ci ha fatto comprendere queste cose, ma noi adesso dobbiamo amarlo più degli altri. Che ce ne importa se i mondani ci considerano dei pazzi? La vera pazzia è amare i beni materiali come se fossero divinità, e offendere Dio con il peccato.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris

Cordialiter

domenica 26 ottobre 2014

Colei che sconfiggerà l'eresia modernista

Nella Chiesa Cattolica è legittimo avere delle sensibilità diverse, purché non siano in contrasto con la Dottrina di sempre. Pensiamo ad esempio ai riti liturgici delle Chiese orientali, i quali sono perfettamente legittimi e ortodossi, anche se molto diversi dai riti latini.

Il modernismo invece è una vera e propria religione a sé stante, con i propri dogmi e la propria teologia morale. Chi non è d'accordo con questa mia affermazione significa che ritiene legittimo che all'interno della Chiesa ci possa essere qualcuno che sostenga anche una sola eresia. Del resto, anche il Codice di Diritto Canonico commina la pena della scomunica “automatica” (nel gergo canonico si dice “latae sententiae”) a quei cattolici che abbracciano in maniera pervicace una dottrina eterodossa.

Ecco una serie di dottrine eretiche professate dai modernisti:

- i dogmi possono cambiare in base alle mutate condizioni culturali
- tutte le religioni sono uguali
- Gesù non è l'unico Salvatore del mondo
- Gesù non è risorto corporalmente, ma solo spiritualmente
- Gesù è presente solo simbolicamente nel Santissimo Sacramento
- Gesù non sapeva di essere Dio
- Gesù non sapeva che sarebbe morto in croce
- la Messa non è la rinnovazione incruenta del Santo Sacrificio di Cristo
- il Papa non è mai infallibile
- la Madonna non fu sempre vergine, ma ebbe altri figli
- Adamo ed Eva non furono i soli “primi” esseri umani
- i testi originali della Sacra Scrittura possono contenere delle bugie
- l'inferno non è eterno
- il diavolo non esiste
- il purgatorio è un'invenzione medievale
- le donne possono ricevere validamente l'ordine sacro
- nessuno può dannarsi, perché Dio è infinitamente misericordioso
- coloro che hanno l'opzione preferenziale per il bene, non peccano mai mortalmente
- i divorziati che si risposano con un altro coniuge non commettono adulterio
- le convivenze prematrimoniali hanno un valore presacramentale
- gli anticoncezionali sono moralmente leciti
- anche le coppie omosessuali sono bene accette da Dio
- è inutile confessare i peccati al sacerdote, poiché tanto Dio li conosce già

Questi sono solo alcuni dei gravi errori riguardanti la fede e la morale che dilagano tra i fedeli. Viene voglia di piangere se si pensa al grave danno spirituale che subiscono le anime. Maledetta eresia modernista! Aveva ragione San Pio X a definirla “la sintesi di tutte le eresie”. Non dobbiamo arrenderci, poiché Gesù ha promesso che le porte dell'inferno non prevarranno sulla Chiesa. Non ci rimane che pregare e rifugiarci sotto il presidio della Beata Vergine Maria, nostra Sovrana e Condottiera di tutte le vittorie. La Regina dell'Universo ci ha promesso che alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà!

venerdì 10 ottobre 2014

Madre di tutti gli uomini

La Chiesa onora con particolarissima venerazione la Vergine SS., capolavoro della creazione, Madre di Dio, corredentrice del genere umano, mediatrice di grazie, madre di tutti gli uomini e madre sua amorosissima. [...] è salutare assai il far conoscere e amare Maria SS:, perchè la devozione viva e ardente verso una Mamma così grande, è segreto infallibile di vita cristiana e di eterna salvezza.

[Citazione tratta da "Slanci di amore", di don Dolindo Ruotolo].

mercoledì 8 ottobre 2014

Sconfiggere la tristezza

Tempo fa mi ha scritto una persona bisognosa di parole di conforto che l'incoraggino nella vita spirituale.

Ciao, sono una ragazza di 38 anni, mi chiamo [...] e sto cercando qualcuno che mi dia gentilmente consigli, indicazioni: tante volte ho respinto la Grazia per la mia fragile vocazione per motivi familiari e ora mi ritrovo confusa, inquieta e delle volte mi sento così triste!!!!!

Or ora sto scrivendo col cuore gonfio di tristezza e non so cosa fare, come comportarmi, anche perché sto anche vivendo un brutto periodo: non soltanto sento di aver poca fede ma anche io e i miei cari stiamo vivendo brutti momenti [...].

Che Dio ci dia la forza di superare tutto ciò!!....

Per favore, attendo con fiducia una vostra risposta.


Carissima sorella in Cristo,
                                             in privato ti ho inviato una lunga lettera di conforto per la tua anima, perché mi dispiace sapere che hai il cuore gonfio di tristezza. Quando ci sentiamo abbattuti, la cosa migliore che possiamo fare è di rifugiarci nelle mani di Dio che è in grado di confortarci pienamente. I santi in mezzo a tante tribolazioni di ogni specie trovavano conforto abbandonandosi all'amore misericordioso della Santissima Trinità.

Quando ti senti triste e hai bisogno di qualcuno con cui parlare di rincuoranti argomenti spirituali, non esitare a scrivermi. Non preoccuparti, per me non è un disturbo, anzi è una gioia poter parlare di cose devote e virtuose. San Francesco di Sales consigliava ai secolari di coltivare amicizie spirituali, perché in questo modo "il delizioso balsamo della devozione si effonde da un cuore all'altro con una comunicazione ininterrotta, di modo che si può veramente dire che Dio ha effuso la sua benedizione e la sua vita su simile amicizia per i secoli dei secoli." (Filotea, ed. Paoline).

Nei momenti di sconforto dobbiamo ricordarci che in questa valle di lacrime siamo solo di passaggio e che presto la nostra vita terminerà. E se saremo stati fedeli a Gesù buono, potremo finalmente vivere nel gaudio per tutta l'eternità. Diceva San Francesco: "Tanto è ciò che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto".

Inoltre se accettiamo con gioia o almeno con rassegnazione le sofferenze di ogni giorno, possiamo offrirle a Dio per la conversione delle anime redente dal Sangue di Cristo. Coraggio, non ti demoralizzare, Gesù e Maria non ti abbandoneranno mai. Restiamo uniti nella preghiera e se vuoi anche con le lettere.

Approfitto dell'occasione per salutarti fraternamente in Cristo Re e Maria Corredentrice del genere umano,

Cordialiter

lunedì 6 ottobre 2014

Maria è la Corredentrice del genere umano


[Riporto un interessante brano su Maria Corredentrice tratto dal Dizionario di Teologia Dogmatica del Cardinale Pietro Parente, Mons. Antonio Piolanti e Mons. Salvatore Garofalo]

CORREDENTRICE: è un titolo messo in uso recentemente per esprimere la cooperazione della Vergine all'opera della nostra redenzione compiuta da Gesù Cristo.

L'idea di una cooperazione di Maria alla nostra salvezza è antica quanto il Cristianesimo e ha il suo fondamento dogmatico nella maternità divina, per cui Cristo e l'opera sua appartengono in un certo vero senso a Maria. che ha concepito, partorito e nutrito il Redentore, anzi l'ha offerto al tempio, ha sofferto con Lui, ha diviso con Lui spiritualmente il martirio della Croce. Questa è dottrina classica fuori di discussione. In questi ultimi tempi però, sotto l'impulso specialmente della scuola di Lovanio, con a capo il Bittremieux, si è accesa una grande controversia sul valore e l'estensione di quella cooperazione di Maria e quindi sulla legittimità e la natura dei titoli: Mediatrice e Corredentrice (v. Mediazione).

Punti dottrinali certi: 1° Maria, in quanto Madre di Cristo, è partecipe della sua vita e delle sue opere e quindi si può dire, in senso largo, Mediatrice e Corredentrice; 2° nei disegni di Dio Maria è associata a Cristo per il trionfo sul peccato, come Eva fu associata ad Adamo nella rovina del genere umano; 3° Maria ha consentito alla passione e alla morte di Cristo aggiungendovi il suo strazio materno, per cui ha meritato (de congruo; v. Merito) di diventare la tesoriera e la distributrice dei frutti della Redenzione. Questa dottrina è fondata sulla S. Scrittura ed è largamente sviluppata dai Padri: il Magistero ecclesiastico l'ha sempre insegnata.

[..] La questione si agita ancora [...]; ma certo l'associazione della B. Vergine al Redentore, suo Figlio, importa una partecipazione anche diretta e immediata, sebbene misteriosa, all'opera redentiva di Gesù Cristo. Pertanto il titolo di Corredentrice è giustificato.

domenica 5 ottobre 2014

Assistere alla Messa con devozione

Nell’assistere alla Santa Messa rinnova la tua fede e medita quale vittima s’immola per te alla divina giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù, crocefisso per la tua eterna salute.

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina).

sabato 4 ottobre 2014

Lettera di una donna sposata

Tempo fa una gentile signora ha voluto scrivermi un messaggio di incoraggiamento...

Caro Cordialiter,
                          ho letto la tua Lettera per noi lettori e mi sento di doverti rispondere perché è l'unico mezzo che abbiamo per comunicare nella rete, diversamente ti avrei risposto a tu per tu con uno sguardo, un sorriso, un grazie!

[…] non di solo pane vive l'uomo, e noi, sposati e con figli, abbiamo davvero bisogno di molto di più del semplice pane...c'è fame e sete di VITA CONSACRATA e da consacrare anche per noi sposi e magari poi da trasmettere questa santità ai nostri figli che vorremmo vedere pienamente FELICI ma di quella felicità che non tramonta mai! Purtroppo oggi è difficile parlare anche in Famiglia della Vocazione! Ben venga dunque il tuo sito perché si semina, ma chi fa crescere è sempre LUI, il Padrone della messe. Non scoraggiamoci mai! […] ognuno di noi che per caso o per affetto capiterà su queste pagine, non avrà altro che da arricchirsi prima di tutto per sé stesso e poi chissà, da cosa nasce cosa...

Un amico teologo una volta mi spiegava che mentre lui si era indaffarato per "salvare" un suo amico sacerdote - in crisi - che conosceva, scrivendogli lettere accorate... seppe anni dopo di essere stato, involontariamente e a sua insaputa, la causa di ben 4 vocazioni niente meno che a migliaia di chilometri di distanza, in un altro Continente...perché non si sa come queste lettere giunsero nelle mani di queste 4 persone che in quello scritto destinato ad un altra persona (e del quale non conoscevano l'autore), già sacerdote, fecero aprire loro il cuore alla sfida...

Il Signore sa stupirci, sempre! Lasciamoci stupire, dunque, anche attraverso le brevi ma intensissime riflessioni che pubblichi, perché aiutano davvero tutti a rendere solida una base comune a tutte le Membra della Chiesa: la Consacrazione a "Qualcuno".... e da qui assai utile sia per futuri genitori che nella propria santità devono concretizzare la propria vocazione, sia per i le Vocazioni vere e proprie...

Grazie per ciò che fai!

(lettera firmata)

sabato 27 settembre 2014

Problemi tra moglie e marito

Varie persone che stanno avendo problemi coniugali, hanno sentito il bisogno di scrivermi. Io non sono affatto un esperto in materia, tuttavia, siccome costoro soffrono molto, mi sforzo di avere nei loro confronti la massima carità fraterna, poiché immagino non sia facile convivere con una persona con la quale non si va più d'accordo. Onde evitare problemi del genere, alle persone che desiderano sposarsi consiglio di “selezionare” con attenzione il futuro coniuge. Deve essere una persona timorata di Dio, comprensiva, buona e mansueta come i beati Zelia Guérin e Luigi Martin, altrimenti potrebbero esserci seri problemi in futuro, come purtroppo dimostra l'esperienza.

Qualche tempo fa mi ha scritto una signora molto pia e gentile, il cui matrimonio...

Ciao D.,

[…] Ti chiedo anche di pregare, oltre che per mio figlio, anche per me e mio marito che in questo momento siamo ai ferri corti.

Ti ringrazio e ti benedico

(lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                                ho già recitato qualche preghiera per te e la tua famiglia, ma ho il proposito di pregare ancora. Inoltre, senza citare il tuo nome, chiederò a delle ottime suore di pregare per la stessa intenzione.

Mi piange il cuore sentire che il tuo matrimonio stia passando qualche difficoltà, ma per amor di Dio spero che tutto si risolva per il meglio. In questi casi, i figli ne soffrono molto. Che fare? Spesso i dissapori nascono per questioni da nulla, e si risolvono rimanendo in silenzio quando il coniuge urla o pronuncia frasi offensive. Ci sono altri casi che sono più complicati, ma con l'aiuto di Dio tutto si può risolvere. Veramente prego il Signore che ti dia la forza per sopportare da vera seguace di Gesù Cristo questo momento di sofferenza per l'animo tuo e di tuo figlio. Tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio, anche tuo marito. Se ha detto qualcosa di spiacevole, ti chiedo di perdonarlo di tutto cuore. Dinanzi alla Santissima Trinità siamo tutti dei poveretti bisognosi di perdono. Gesù ha detto che saremo riconosciuti per suoi seguaci se ci ameremo gli uni gli altri. Dobbiamo amare tutti, anche le persone che ci fanno soffrire. Dobbiamo amarli per amor di Gesù buono che così desidera. Ove c'è carità e amore, ivi c'è Dio. Se qualcuno ha messo zizzania nella tua famiglia, perdona anche lui, e non ascoltare più quei discorsi. Quando un matrimonio religioso è rato (cioè valido) e consumato, nessuno può scioglierlo, e bisogna fare di tutto per salvarlo; costi quel che costi. Se uno dubita che il matrimonio non sia stato valido (ci sono tanti motivi che lo rendono invalido, molti di più di quelli che spesso la gente pensa) allora si può chiedere l'annullamento (che non c'entra nulla col divorzio) al tribunale ecclesiastico. Ma non credo che questo sia il tuo caso, a meno che tuo marito non sia una persona irreligiosa, ma non penso.

Sono felice di constatare che tu sia un'anima devota, ciò ti aiuterà a sopportare cristianamente la croce che Dio ha permesso che ti affliggesse. Dio è amore infinito, e quando permette che siamo tormentati dalle tribolazioni e dalle sofferenze, lo fa solo per nostro amore, con lo scopo di trarne un bene maggiore, come è avvenuto nella vita di tutti i santi. Coloro che sopportano cristianamente la croce, dimostrano di amare veramente Dio, e accumulano tanti meriti spirituali per il Cielo. I santi insegnano che il Signore invia le croci soprattutto alle persone che ama di più. Senza le croci, in genere la gente si allontana da Dio. Invece quando è nella sofferenza, si stringe maggiormente a Lui, che è l'unico nostro vero bene. Ecco quel che scrisse la grande mistica Santa Gemma Galgani: ...Mi ha detto poi Gesù: «Sai, figlia mia, in che maniera io mi diverto a mandare le croci alle anime a me care? Io desidero possedere l'anima loro, ma intera, e per questo la circondo di croci, e la chiudo nelle tribolazioni, perché non mi scappi di mano; e per questo io spargo le sue cose di spine, perché non si affezioni a nessuno, ma provi ogni suo contento in me solo. È l'unica via per vincere il demonio e giungere a salvezza: Figlia mia, quanti mi avrebbero abbandonato, se non li avessi crocifissi! La croce è un dono troppo prezioso, e da esso si apprendono molte virtù!»

Immagino le sofferenze che stai patendo, poiché quando ci sono problemi in famiglia non è facile restare sereni. Purtroppo, quando una persona soffre, è difficile trovare un po' di comprensione, soprattutto da parte di persone mondane. Ma è inutile cercare la comprensione delle altre persone, solo Dio può consolarci davvero. Molto spesso anche gli amici più stretti voltano le spalle senza comprendere e compatire le sofferenze altrui. Solo Dio non ci abbandona mai. Nel momento del dolore e della sofferenza, solo il Signore può consolarci, come un papà consola il bimbo piccino che piange.

Noi non conosciamo il futuro. Qualsiasi cosa accadrà, non dimenticarti mai di metterti nelle mani della Beata Vergine Maria, la nostra dolcissima Mamma del Cielo che veglia continuamente su di noi sino all'ultimo respiro della nostra vita. Nessuna creatura di Dio ci ama più della Madonna, nemmeno le nostre mamme che hanno sofferto le doglie del parto per metterci al mondo. Non si è mai sentito nessuno al mondo affermare di essere stato abbandonato dalla Regina del Paradiso, dopo aver chiesto il suo aiuto. Giammai! Di certo non abbandonerà te che vuoi tanto bene a Gesù buono e che sei innamorata della sua dolorosissima Passione. Che altro dirti? Durante il soggiorno in T., approfitta del tempo libero per ascoltare le belle meditazioni mp3 che ti ho inviato. Sant'Alfonso Maria de Liguori [...] e gli altri devoti autori, ti daranno tanto conforto.

[...] Quando siamo nel dolore, pensiamo che un giorno il nostro pellegrinaggio terreno dovrà terminare, e se saremo stati fedeli al Vangelo, abbandoneremo finalmente questa valle di lacrime per andare nella Patria Celeste, ove insieme alla Madonna, agli angeli e ai santi, potremo amare Dio per tutta l'eternità, senza più lacrime e patimenti. Pensiamo a tutte le sofferenze che San Francesco d'Assisi patì su questa terra (povertà, malattie, insulti, persecuzioni), ciononostante esclamava con fede: "Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto".

Ti saluto cordialmente in Cristo Redentore e in Maria Mediatrice di tutte le grazie.

D.

domenica 31 agosto 2014

Sacrificarsi per i peccatori

Nel 1917 apparve la Madonna a Fa­tima a Lucia Dos Santos ed a Giacinta e Francesco Martu; disse loro: Sacrifi­catevi per i peccatori e dite spesso, spe­cialmente nel fare qualche sacrificio: « O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori ed in ripara­zione delle ingiurie commesse contro l'Immacolato Cuore di Maria! ... ». Re­citate il Rosario, dicendo alla fine di ogni postina: O Gesù mio, perdonate le no­stre colpe, preservateci dal fuoco dello inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia!... -Badate che molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi per loro. -

La Madonna vuol salvare i suoi figli a tutti i costi. È necessario dunque ri­fugiarsi sotto il suo manto materno ed attaccarsi sempre più alla sua devozione, se vogliamo salvare l'anima nostra e pre­parare al mondo un'êra nuova di pace e di religiosità. [...]

L'uomo, Adamo, peccò nel paradiso terrestre per mezzo della donna, Eva. L'uomo-Dio, Gesù Cristo, ha voluto sal­vare l'umanità per mezzo di una Donna, Maria, Vergine. Gesù è il Redentore, la sua Madre Santissima è la Corredentrice. Egli ebbe il martirio del corpo; la Madre sua quello del cuore. I dolori di Gesù e della Madonna riaprirono il Paradiso alla misera umanità; è giusto quindi amare ed onorare la seconda Eva, quale tenera Madre.

Ognuno ha la madre del corpo; tutti però abbiamo una Madre comune, la Ma­dre dell'anima, Maria Santissima. [...] Alla madre terrena si deve amore, ri­spetto, ubbidienza; alla Madre celeste si deve ancora di più! Per quanto si faccia verso la Madonna, non si fa mai troppo. Conviene perciò moltiplicare gli atti di ossequio e di amore verso la Regina del Cielo, sia perché ne è degna, sia perché abbiamo bisogno della sua continua pro­tezione.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

mercoledì 27 agosto 2014

Soffrire per Gesù

Una gentilissima lettrice del blog vocazionale ha voluto scrivere una “lettera aperta” ad un'altra lettrice.

Carissimo D.,
                       come stai? Io molto bene, per ora purtroppo continuo a studiare ma sono molto gioiosa perché nel cuore ho sempre il mio Signore, che mi avvolge nel suo amore e aspetta solo che io diventi la sua sposa... non vedo l'ora che arrivi quel momento!

Leggo ogni giorno il tuo blog e [giorno e mese] hai pubblicato una lettera di una ragazza un po' in difficoltà, per questo ho scritto questa breve riflessione per lei.. se ti può far piacere pubblicarla sul tuo blog, magari può aiutarla a sentirsi un pochino meno sola!

[..] Grazie come sempre per il tuo blog e per l'altro blog che hai aperto su Maria, è davvero bello!

[Ecco il testo della “lettera aperta” che ha scritto all'altra lettrice del blog]

Ciao! Anch'io come te sono una ragazza che sente la chiamata di Gesù, ma i miei genitori vogliono a tutti i costi che io finisca l'università, motivo per cui purtroppo non vivo ancora in convento... volevo solo dirti di continuare a perseverare nella tua vocazione, perché solo Gesù può dare alle sue spose una gioia e una pace nel cuore che dura in eterno e nessun altro uomo sulla terra ci potrebbe dare! E' vero, è difficile, io ti capisco perfettamente perché vivo nella sua stessa identica situazione... gli amici e le amiche con cui sono cresciuta, credenti e praticanti, ora mi guardano con compassione, come se fossi impazzita del tutto o qualcuno mi avesse fatto il lavaggio del cervello... ormai esco con loro il meno possibile perché il mio tempo libero dallo studio e dal lavoro preferisco usarlo per pregare e per stare con Gesù, e così tendono ad escludermi... ma io gioisco di questo, sai? perché se mi escludono vuol dire che si accorgono che io sono diversa da loro! E io voglio essere diversa da loro! E sono certa che lo vuoi anche tu. Le rarissime volte che li frequento, mi sento quasi in imbarazzo, solo discorsi futili, pieni di doppi sensi, io davvero sono lì in mezzo a loro ma nel frattempo penso a quanto sta soffrendo Gesù in quel momento, nel vedere come coloro a cui ha donato la fede si comportino esattamente come coloro che non hanno ricevuto questo dono... ci soffro tanto per queste cose, infatti prego molto perché credo sia l'unica cosa che si possa fare!

In famiglia vengo umiliata ogni giorno, mi sento dire perché non mi vado a divertire come fanno i miei coetanei invece che andare alle veglie di preghiera, perché perdo tempo ogni giorno a recitare il Rosario, perché voglio “buttare via” la mia vita col voler entrare in convento dopo tanti anni di studio, ecc... Ma io vado avanti e non mollo perché il mio solo desiderio è di compiere la volontà del Signore e sono sempre più certa che Lui mi voglia tutta per Sé! È vero che spesso saltano fuori tanti dubbi, capita anche a me a volte, ma non dimentichiamoci mai che il Signore è fedele e lo sarà per sempre! Semplicemente sta a noi decidere se volerLo seguire con tutte le nostre fragilità, nutrendo la nostra anima con la preghiera e con i sacramenti, oppure lasciarci vincere dalle debolezze e dalla bellezza effimera dei beni materiali e quindi rifiutare la sua chiamata. Quindi mi raccomando, stringi i denti e vai avanti, perché credimi trovare Gesù significa trovare l'unica cosa che dà un senso alla nostra vita!

E non sentirti sola, perché come vedi non lo sei :) :) e se per caso hai voglia di fare due chiacchiere non esitare a chiedere il mio indirizzo mail al curatore del blog!

Ti abbraccio forte in Gesù,

(lettera firmata)


Carissima in Cristo,
                             ti ringrazio per la bella “lettera aperta” che hai voluto scrivere ad un'altra lettrice del blog. Il fatto che i tuoi parenti e i tuoi “amici” criticano il tuo stile di vita lo ritengo un fatto molto positivo. Mi spiego meglio: se uno vuole essere davvero seguace di Gesù Cristo deve rendersi conto che andrà incontro alle critiche e alle persecuzioni del mondo. Non c'è alternativa, o si sta con Gesù buono o si sta contro di Lui, o si segue il Vangelo o si seguite la mentalità perversa che regna nel del mondo, non esiste una via di mezzo. Se un cristiano non è disprezzato dal mondo, ciò significa che la sua religiosità è tiepida e annacquata; insomma il suo modo di comportarsi non è da vero cristiano.

Del resto è stato lo stesso Gesù a dirci che il mondo ha perseguitato Lui e pertanto avrebbe perseguitato anche i suoi seguaci. Leggendo le biografie dei santi si rimane edificati nel vedere quante sofferenze e persecuzioni hanno dovuto subire costoro pur essendo persone buone e ricche di carità. Pensiamo ad esempio a San Paolo Apostolo, San Lorenzo Martire, San Francesco Saverio, Santa Teresa d'Avila, San Giovanni Bosco, San Massimiliano Maria Kolbe, San Pio da Pietralcina e tutti gli altri santi.

I veri cristiani soffrono tanto su questa terra che viene definita appunto “valle di lacrime”, tuttavia coloro che perseverano e rimangono fedeli al Redentore Divino sino alla morte, otterranno in cambio della loro fedeltà la gloria eterna del Cielo, dove potranno amare e lodare la Santissima Trinità per omnia sæcula sæculorum. Così spero, così sia per me, per te e per tutti i lettori del blog.

In Gesù e Maria,

Cordialiter

Sursum corda!

sabato 23 agosto 2014

Il bombardamento della Basilica della Vergine del Pilar

Nel libro “Prædica verbum”, Padre Mario Andreani racconta un fatto eclatante avvenuto durante la guerra civile spagnola (1936 – 1939). Un aeroplano dei "rossi" (i quali erano talmente imbevuti dell'ideologia marxista, da odiare ferocemente il cattolicesimo), venne camuffato con la bandiera dei loro avversari (le truppe nazionali del Generalissimo Francisco Franco), in questo modo riuscì ad ingannare la popolazione di Saragozza, che non si allarmò vedendolo sorvolare la città. Nessun ordigno venne sganciato sin quando non giunse sopra la celebre Basilica di “Nuestra Señora del Pilar”. A quel punto sganciò tre grosse bombe da 50 kg ciascuna. Un patrimonio di inestimabile valore storico, artistico, ma soprattutto devozionale stava per andare in frantumi. La Madonna che è considerata onnipotente per grazia, poiché qualsiasi sua supplica rivolta a Gesù viene sempre esaudita, non permise che questa Basilica mariana molto cara ai fedeli spagnoli fosse distrutta. Nemmeno una delle tre bombe riuscì ad esplodere. Il fatto singolarissimo destò la meraviglia della popolazione, che attribuì la scampata devastazione sacrilega all'intervento della Beata Vergine. Venne pertanto organizzata una processione di ringraziamento alla quale parteciparono oltre 100.000 fedeli, con a capo le autorità religiose e militari. Nella cattolica Spagna fu l'ennesimo trionfo di Maria!