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lunedì 18 marzo 2019

Esame di coscienza per religiosi

Dagli scritti di Don Giulio Barberis (1847 - 1927), seguace e collaboratore di San Giovanni Bosco, ho tratto un brano che parla di come fare l'esame di coscienza. Venne scritto per i salesiani, ma può andar bene anche per religiosi di altri istituti.


L’esame di coscienza è uno dei mezzi più efficaci per purificare l’anima dai suoi difetti, perchè discopre le interne radici e le occasioni esterne che in essi ci fanno più frequentemente cadere. È perciò uno degli esercizi più inculcati dai maestri di spirito, più praticato dai religiosi, uno dei più importanti della giornata, che, se si pratica bene, produrrà senza dubbio grandissimo profitto. Si può ritenere giustamente che tutti quelli i quali trascurano l’esame di coscienza restano stazionari nel cammino della virtù, se pure non retrocedono; mentre quelli che lo praticano con una costante applicazione fanno necessariamente progresso. San Francesco di Sales raccomanda molto questo esame, e soggiunge che bisogna andare a letto come al confessionale, dopo d’essersi esaminati. I commercianti contano tutte le sere le loro entrate e le loro uscite. L’anima che vuol guadagnare il cielo, deve fare altrettanto: esaminare bene alla sera tutte le perdite fatte, affine di ripararle. Esàminati pertanto alla sera, prima di andare a dormire, su tutti i mancamenti della giornata, sia in pensieri che in parole, in opere ed omissioni. Trascorri così colla memoria tutte le azioni principali fatte dalla sera antecedente a questo momento dell’esame.

Nostri debiti quotidiani

Per essere eccitati a far questo esame e prendere forza a farlo bene, bisogna anzitutto capire e persuadersi, che ogni dì noi facciamo, oltre agli altri antichi, due nuovi debiti col Signore, sebbene molto differenti e per titoli molto diversi. Il primo debito è per i benefici innumerabili che da lui quotidianamente riceviamo; il secondo è per i nostri innumerevoli difetti, trasgressioni, divagazioni, sbadataggini, disattenzioni, mancanza di energia nelle pratiche religiose, e nel cercar di vincere i nostri difetti; e voglia il Signore che non sia qualche volta con peccati avvertiti e gravi! Il primo debito si paga col ringraziamento, il secondo col dolore. È giusto pertanto che ogni giorno prima d’andare a riposo li paghiamo tutti e due. Pagherai il primo col recitare con special devozione le preghiere della sera; pagherai il secondo coll’esame seguito dall’atto di contrizione.

L’esame generale.

Nell’esaminarti, nota che se trovi qualche cosa buona in te, l’hai da attribuire a Dio con gratitudine, mentre il male non devi scusarlo, ma attribuirlo tutto a te, alla tua negligenza, alla tua poca attenzione, al tuo poco zelo. In questo esame passa in rassegna tutte le azioni principali della giornata, e specialmente il proponimento della meditazione, e quelli fatti in occasione dell’ultima confessione, per vedere se li hai osservati. Generalmente per l’esame quotidiano basta quel momento che si lascia a tale scopo nelle orazioni comuni. Ma se in quello non hai potuto riflettere abbastanza, rifallo prima d’andare a dormire, quando inginocchiato accanto al letto sei per dire le tre Ave Maria. Atto essenziale, che deve seguire l’esame di coscienza, è appunto l’atto di contrizione, unito ad un fermo proponimento di non più ricadere. Disgraziata l’anima, che non sente in sè gran dispiacere dopo che ha offeso Iddio, fosse pur solo con una piccola venialità avvertita. Dopo l’esame, dice San Leonardo da Porto Maurizio, figùrati di confessare al Signore i mancamenti fatti, e imponiti da te stesso la penitenza. Poi inviluppa così in blocco tutti i difetti della giornata in un atto di contrizione, e gettali nella fornace della misericordia di Dio, perchè ivi restino consumati.

L’esame particolare.

Questo, di cui ti parlai finora, è quello che si dice l’esame generale della coscienza; e si dice generale perchè cerca tutti i mancamenti della giornata, di qualunque sorta siano. Vi è un altro esame da farsi, e che non ha minore importanza: si chiama ordinariamente esame particolare. Questo si può fare in qualunque momento della giornata ed anche molte volte nella giornata stessa, sebbene nelle comunità si usi fare prima di pranzo. Questo esame si dice particolare perchè si occupa di un difetto solo, e consiste nell’esaminarci sul nostro difetto principale, quello che si prese a combattere nel mese. Ognuno ordinariamente ha qualche difetto o peccato in cui cade più facilmente, o qualche propensione cattiva, che per lui è la cagione e la radice degli altri mali. L’esame particolare consiste nel determinare bene quale difetto o quale abitudine si vuol distruggere, e quindi nel rendersi conto, almeno una volta al giorno, delle lotte che si sono sostenute contro quel difetto, delle vittorie che si sono riportate, delle sconfitte che si sono ricevute. E benché in alcuni siano vari i principali vizi o difetti, conviene nondimeno prenderne di mira uno solo per volta, per poterlo estirpare con sicurezza. È necessario soprattutto che di applichi a ben conoscere la radice e la sorgente di quel difetto che ti predomina. E non contentarti di riformare solamente l’esteriore, ma va’ a fondo nell’anima tua, e cerca di svellere fino le radici del male. L’esame particolare fatto seriamente, anche solo durante un mese, dà alla fine di questo mese risultati meravigliosi. Pertanto, mese per mese, nell’Esercizio di Buona Morte, scegli uno dei tuoi difetti, e d’accordo col maestro proponiti di combatterlo fortemente per tutto il mese. Ogni giorno in una visita al SS. Sacramento esaminati su quel difetto, e sii energico nel volerlo a tutti i costi sradicare. Comincia dallo sradicare quelli più appariscenti, i quali possono offendere il prossimo o scandalizzarlo. Non cambiare il soggetto dell’esame finché non hai distrutto, o almeno grandemente indebolito, quel difetto che ti sei proposto di combattere. Se il maestro lo giudica conveniente segnati tutti i giorni su di un quadernetto apposito e molto esattamente i risultati del tuo esame, e obbligati a presentarlo alla fine di ogni settimana, o almeno al termine d’ogni mese, al maestro. Imponiti ogni giorno qualche mortificazione in rapporto al difetto che vuoi combattere e alla virtù che vuoi acquistare. Non contentarti di gemere dinanzi a Dio delle tue infedeltà, delle tue debolezze, della tua tiepidezza; punisciti! Saranno piccolissime cose, ma osservate costantemente produrranno gran frutto.

Modo di far l’esame particolare.

Un buon modo di fare bene l’esame particolare di coscienza è il seguente. Anzitutto figurati di essere alla presenza di Dio, e domandagli lume per conoscere i tuoi mancamenti, grazia per comprenderne la bruttezza e vedere tutto il torto che gli fai. Quindi domandati ragione di ogni ora della giornata, delle occasioni che hai avute, delle cadute fatte, delle debolezze di cui hai da rimproverarti, delle vittorie riportate, segna il numero delle cadute ed anche delle vittorie, se così ti consigliò il maestro. Per scuoterti pensa che questo difetto aumenterà il tuo supplizio in purgatorio e diminuirà il tuo grado di gloria in cielo; può anche a poco a poco trascinarti al peccato mortale; ti rende incapace di elevarti alla perfezione che Dio domanda da te; t’impedisce di fare il bene che il buon Dio ti destinava, contrista lo Spirito Santo, ferisce il Cuor di Gesù, e ti allontana le tenerezze affettuose della Beata Vergine. Indi domanda sinceramente perdono a Dio, proponiti qualche atto di espiazione e ringrazia il Signore di averti fatto conoscere un po’ meglio te stesso. Sarebbe anche buona cosa fare un piccolo esame al termine di tutte le azioni di maggior importanza della giornata, per vedere se si fecero con quell’impegno che era necessario. Sant’Ignazio di Loyola faceva questo esame tutte le ore, e ciò ancora 1 ultimo giorno di sua vita, e prendeva nota dei suoi mancamenti in un quadernetto; e questo fu uno dei mezzi che più l’aiutò a farsi santo.

Esame di previdenza.

Vi è ancora l’esame di previdenza. Lo si può fare utilmente al mattino, cercando di prevedere il bene che si potrà fare lungo il giorno, e le occasioni che ci possono far cadere in qualche difetto, e determinando con precisione il modo di evitar quei difetti. Tu pertanto bada alle difficoltà che ti occorreranno nella emendazione dei difetti. Previeni cogli occhi della prudenza al mattino tutte le difficoltà, gravezze, disprezzi ed occasioni d’inciampare, che probabilmente ti si possono offrir in quel giorno, attese le tue inclinazioni ed il tuo stato ed ufficio, e le persone colle quali devi trattare; e fa’ proposito di voler assolutamente riuscire a vincerti. Proponi in tali occasioni di diportarti in tal modo nel- l umiltà e nella pazienza, in tal modo nelle tentazioni di golosità e di impurità, in tal modo nel trattare con quel tal giovane o compagno, o con quel tal superiore. E ciò non fidato nelle tue forze, ma in quelle che Iddio ti darà. Fa’ cioè come Gesù benedetto nell’orto del Getsemani; Egli si pose avanti gli occhi tutti i patimenti che in quella sera medesima e nel giorno seguente doveva patire, e li accettò con grande amore. Lottò contro il timore e la tristezza fino a sudar sangue; ma non desistette, e si propose di prender tutto dalle mani del suo eterno Padre. E tutto quindi offerse con quella fortezza ed amore che formerà sempre l’ammirazione degli uomini.

L’esame della confessione.

Vi è poi l’esame che si fa in preparazione alla confessione sacramentale. Per riuscire a far bene questo esame, giova immaginare di trovarsi avanti al divin Giudice, il quale ci assicura, che se ci giudichiamo bene da noi, non ci giudicherà più egli nell’estremo giudizio1. Ma bisogna che ci esaminiamo e giudichiamo profondamente, come farebbe il divin giudice medesimo. Egli dice che giudicherà la Gerusalemme dell’anima nostra fin nei più reconditi siti; scoprendo con luminosa lucerna tutte le colpe che si troveranno in essa, ancorché siano molto minute. Dobbiamo pure esaminare, come il medesimo Signore ci ammaestra per mezzo di Davide, non solo le opere cattive ma anche le buone, nelle quali sogliono alle volte mescolarsi circostanze cattive: ego iustitias iudicabo. E che anzi ci giudicherà anche dei peccati occulti, per cui dobbiamo domandare col salmista: mondami dai peccati occulti. E peccati occulti sono quelli che si commettono per ignoranza o inavvertenza colpevole o per illusione o inganno del demonio, tenendoli quasi virtù: come se tu prendessi per zelo quello che è ira, se prendessi per energia e fortezza di carattere ciò che è cocciutaggine ’e ostinatezza. Devi anche esaminarti dei peccati altrui, cioè di quelli che altri possono aver commessi per cagion tua. Perdona al tuo servo i peccati altrui. Ciò avviene specialmente a chi non è riguardoso e delicato nei suoi modi, e così finisce per dare vero scandalo ad altri, anche senza attualmente accorgersene; come di chi coi cattivi modi eccita altri all’iracondia, a dire parole spropositate, ecc. Fatto questo, quando si trattasse di una confessione generale o annuale, farai bene a passare uno ad uno i comanda- menti della santa legge di Dio e della Chiesa e le obbligazioni del proprio stato, ed i sette vizi capitali. Ma nell’esame per le confessioni settimanali basterà esaminarti su quelle cose che sai già per esperienza formare il tuo debole, cercando i peccati direttamente contro Dio e poi quelli verso il prossimo, e infine verso te stesso, e ciò in pensieri, in parole, in opere, in omissioni. Ti sarà anche di somma utilità il far servire l’esame quotidiano a preparazione dell’esame per la confessione. Se tu ogni giorno ti sei notato l’esito dell’esame quotidiano, il tuo esame si può dire già fatto.

Istituire un confronto.

Alla fine della settimana, nel giorno cioè in cui vai a confessarti, confronta anche i vari giorni, e se vedi nei tuoi difetti che ogni giorno della settimana hai diminuito un poco, danne grazie a Dio. Ma se vedessi che sei sempre stato lo stesso, o se per disgrazia ancora avessi aumentato, scuotiti bene. Pensa quanto poco Gesù deve essere stato contento di te in quella settimana, e fa’ un proponimento più serio di combattere da soldato meno vile nella nuova settimana, che speri il Signore ti voglia ancora concedere per emendarti. Figùrati anche che quella sia l’ultima settimana che il Signore ti conceda ancora per farti buono, e che se non vedrà emendazione ti abbia a punire, come fece con la ficaia infruttuosa2. Questo ti servirà anche per star più all’erta nelle tue azioni.

Come fare l’esame di coscienza.

Prima di cominciare l’esame di coscienza per la confessione, farai bene a richiamarti i molti benefizi ricevuti da Dio, e le obbligazioni che hai di servirlo perfettamente. Poi domanderai lume per conoscere bene i tuoi mancamenti. E mentre ti esamini, procura che quest’azione non sia soltanto una ricerca speculativa, ma causa di rossore e di vergogna d’essere stato ancora così cattivo dopo tanti benefizi ricevuti, pentendotene con tutto il cuore.

Formulario d’esame di coscienza.

Ora qui per aiutarti a fare un esame generale di coscienza in occasione di esercizi di buona morte, o degli esercizi spirituali in cui si è soliti fare una confessione più accurata, ti pongo un formulario adatto. Dei peccati più gravi non hai bisogno che te ne parli. In pochi minuti passi a rassegna i comandamenti di Dio e della Chiesa, e ti ricordi subito se ti occorsero cose direttamente e gravemente contrarie. Basta qui dare cenno per conoscere i più ordinari mancamenti che possono commettersi giorno per giorno nello stato religioso. Per maggior semplicità ridurrò le cose a cinque punti.

1) Pratiche di pietà. Che stima hai delle pratiche di pietà? Sei ben persuaso che meritano la massima stima che ti sia possibile? Come sono andate esse lungo la giornata? Le hai fatte con fervore e costantemente? Non ne hai mai omessa qualcuna per tua trascuratezza? Quando non le hai potute fare in comune, non le hai compite con negligenza, o fors’anche totalmente lasciate? Qual’è il tuo raccoglimento in esse? Freni con diligenza le distrazioni, per quanto sta da te? Ti sforzi per ottenere il fervore? Alzandoti al mattino non hai mai lasciato d’elevare il tuo cuore a Dio e dire quelle giaculatorie e fare quelle pratiche che sono indicate dal catechismo e dalle regole? Alla sera andando a letto hai dette con divozione le tre Ave Maria raccomandate, ed hai domandato la benedizione della Madonna? Come sono andate le tue preghiere vocali? E le piccole preghiere lungo il giorno? Ed il segno di croce, il prender l’acqua benedetta, le genuflessioni, l’Actiones e l’Agimus, e le preghiere prima e dopo il cibo, l’Angelus, ecc.? Ti sei esercitato lungo il giorno nelle orazioni giaculatorie, nelle pie aspirazioni, nelle comunioni spirituali, nell’offerire sempre le tue azioni a Dio e nel tenere il pensiero della presenza di Lui? Non hai mai lasciata la tua meditazione? E come riesci? La fai forse con distrazione volontaria o sonnecchiando, o tenendo un contegno indevoto? Fai bene la preparazione? Sei fedele a seguire il metodo che ti fu insegnato? Quale, ne è il risultato pratico? Qual è la causa precipua delle tue distrazioni in essa? Ne domandi perdono al Signore in fine? Pensi lungo il giorno alla risoluzione presa? La richiami a memoria nelle visite che fai al SS. Sacramento? Fai tu con cura e profitto l’esame di coscienza generale? Il particolare? E le tue visite al SS. Sacramento ed a Maria SS. le fai tutte, secondo il costume della casa? Le fai volentieri? Vai con raccoglimento, o disturbi nell’entrata o nell’uscita di chiesa? Stai attento alle letture spirituali e ne ricavi frutto? Non hai mai tralasciata tutta od in parte la santa messa? Con che divozione vi assisti? La sai servire con tutta esattezza? La servi con gravità e divozione? Ti prepari bene alle sacre cerimonie, in modo che, per quanto dipende da te, le funzioni riescano gravi e devote? Qual è la tua divozione verso Maria SS.? È essa puramente affettiva, o ne cerchi la sostanza procurando d’imitarla nelle sue virtù, e di fare degli sforzi per darle gusto colle tue opere ben fatte? Procuri di crescere nella fiducia della sua intercessione? Come reciti il suo rosario? Come hai recitato o cantato alla domenica l’ufficio della Beata Vergine? Hai pensato ad offrirlo bene a lei, come uno degli ossequi che le sono più graditi? E con che devozione hai cantate le lodi sacre? Non trovi nulla da migliorare nelle tue confessioni? Hai il tuo giorno fisso per andarti a confessare? Ti sei preparato bene prima? Ti sei eccitato bene alla contrizione? Sei stato talmente sincero, che il confessore abbia potuto farsi un’idea esatta dello stato di tua coscienza? Hai fatto il tuo proponimento ben fermo, specie su quelle venialità in cui sei solito cadere quasi per abito? Hai procurato di schivare le occasioni dei peccati? Hai praticato gli avvisi del confessore? Sei contento delle tue comunioni? L’hai fatta quotidiana, o con la frequenza indicata dal confessore? La rendi come il centro della giornata, consacrando il tempo che corre tra le due comunioni, metà al ringraziamento e metà alla preparazione della comunione seguente? Segui quel consiglio di proporti prima della comunione l’emendamento di qualche difetto, e dopo, la pratica di qualche virtù? L’hai lasciata qualche volta per tua negligenza o poca veglia? Che preparazione vi porti? Quali frutti ne ricavi?
Qual è la tua docilità nel seguire gli avvisi che ti son dati? Sei tu fedele nel riguardare il maestro, o altro tuo superiore, come colui che tiene le veci di Dio, e come stabilito da Dio per guidarti secondo le regole e lo spirito della congregazione? Hai tu fatto esattamente e con umiltà il tuo rendiconto? Ti sei presentato altra volta in tempo opportuno, quando non l’hai potuto fare nel giorno che ti sei fissato?

2) Cura della perfezione e della vocazione. Quale idea hai tu della vocazione? L’hai tu consolidata col fedele compimento dei tuoi doveri e delle tue regole? Hai tu per essa la stima che merita e la riconoscenza che deve inspirarti? La tua cura principale è di avanzarti nella perfezione? Riguardi tu la perfezione come l’unico importante affare per cui vivi? Qual è la tua corrispondenza alla grazia ed alle divine ispirazioni? Quali vittorie hai riportato sulla passione dominante? Che sforzi hai fatto per domare la tua indole, il tuo carattere? Le tue disposizioni, sia per emendarti come per progredire, sono le stesse che erano all’inizio del tuo noviziato? Che progresso hai fatto nelle virtù cristiane e religiose? La tua fede è semplice, viva ed attiva? La tua speranza è ferma, senza scoraggiamenti e presunzioni? Qual è il tuo amore per Iddio? Non vi è forse nel tuo cuore qualche attacco sregolato verso le creature? Nota che l’ambizione e le amicizie sensibili producono sempre questo dannoso effetto! Hai tu zelo per la gloria di Dio? Sei tu afflitto degli oltraggi che riceve? Hai tu quella delicatezza di coscienza che fa intimorire il buon religioso, anche alla sola apparenza del male? Non ti sei tu permesso varie mancanze sotto il pretesto che esse erano piccole? Non ti sei esposto al pericolo di commettere mancanze gravi? A che punto sei tu riguardo l’unione con Dio, il ricordo della sua presenza e la conformità alla sua volontà? Qual è il tuo rispetto e la tua sommissione alla divina Provvidenza nei casi avversi, e nelle persecuzioni che incontri? Fai le cose sempre, direttamente, per piacere a Dio? Esaminati specialmente sugli sforzi che fai per vincere la tua passione dominante, e sui progressi nella virtù che in particolar modo hai promesso d’acquistare e praticare. Che concetto hai della nostra pia società? Che amore le porti? Comprendi tu bene che essa è per te l’unica arca di salvamento? Che per te è fonte di ogni bene? Parli sempre con edificazione di essa, dei superiori, delle opere che intraprende, delle opere dei membri della medesima, delle cose letterarie, scientifiche, musicali, artistiche, ecc.?

3) Osservanza dei santi voti. Se il novizio non è obbligato alla povertà e alla obbedienza in forza dei santi voti, esso vi è tenuto per regola, e per prepararsi alle obbligazioni che sta per assumersi.
Riguardo alla povertà: Non hai mai tenuto danaro? Non hai ricevuto, preso, comperato o imprestato senza permesso? Hai disposto di cose di qualche valore come proprie, o per darle ad altri in dono, o per consumarle senza licenza? Non conservi niente senza autorizzazione? Niente con qualche attacco sregolato? Niente di superfluo o poco conforme alla povertà religiosa? In tutti questi casi devi spogliartene senza dilazione e rimetterti all’esattezza della santa povertà. Tieni con cura tutto quello che hai in uso? Oppure hai recato danno alla casa o alla congregazione? Sciupi qualche cosa, o guasti o lasci andar a male, o nelle impazienze stracci, rompi qualche cosa? Ami tu la povertà come una madre, godendo di poterne portare le livree e di provarne gli effetti? Hai attacco smodato alla roba, alle comodità, procurandotele con dispendio o senza averne vero bisogno? Non t’avviene mai di cercare le cose migliori per lasciare il resto agli altri? 0 di ridire o mormorare della biancheria, degli abiti, dei libri, che ti sono assegnati?...
Riguardo alla castità: Vegli fedelmente perchè nulla ti avvenga contro la castità? Vigili sui tuoi pensieri, sul tuo cuore, sui tuoi sensi? Non ti sei mai permesso nulla che potesse essere per te occasione pericolosa o almeno occasione di turbamento? Sei sempre stato fedele a ricorrere prontamente a Dio ai primi attacchi delle tentazioni? Hai tu combattute con forza le affezioni un po’ troppo naturali e sensibili? Hai fatto letture leggere, fantastiche, o che riguardano amori profani, o comunque atte a suscitare in te le passioni? Hai dato occhiate a figure meno che decenti? Ti senti reo di confidenze ad altri, di cose facili a destare pensieri cattivi o passioni sregolate? Hai usato la dovuta moderazione nel mangiare, e specialmente nel bere vino o liquori? Oppure hai dato con questo occasione in te di ribellione del senso? Hai evitato ogni familiarità e troppa domestichezza coi confratelli e coi giovani? Non ti sei lasciato andare a giochi di mano, carezze, e fors’anche a baci con qualcuno? Hai dato occasione ad altri di pensar male di te? Hai dato occasione ad essere accarezzato, o ad attirarti gli sguardi altrui? Non hai detto parole atte a svegliare in altri pensieri meno puri? Fai tu con amore quanto dipende da te per imitare la purezza degli angeli?
Riguardo all’obbedienza: Hai forse mancato agli ordini espressi o ai comandi dei superiori? Hai loro resistito o mancato di rispetto con le parole, o con i gesti, in loro presenza, o in loro assenza, in te stesso o con altri? Hai allegate finte scuse per sottrarti alla volontà dei superiori? Non sei stato almeno ritroso nell’ubbidienza? O ti sei servito di intercessioni forti per non fare l’ubbidienza, e legare le mani ai superiori? Vi è nella tua obbedienza lo spirito di fede e di sommissione così dalla parte della volontà come dalla parte del giudizio? Vedi tu Iddio nella persona dei tuoi superiori? Hai tu ascoltata la loro voce come la voce di Dio, disposizione questa che è l’anima dell’ubbidienza? Non fai tu nulla di mala grazia? Sei pronto all’obbedienza al primo segno, o al primo tocco della campana? Ti sei sempre levato al mattino a tempo? Hai tu fatto silenzio nei tempi e nei luoghi dovuti? Hai tu rinunziato alla tal occupazione, al tal impiego, al tal luogo al primo ordine, anzi al primo avviso, pensando che a questo mondo, e tanto più nello stato religioso, si deve essere indifferenti a tutto eccettochè a far la volontà di Dio espressa per mezzo dei superiori? Non ti sei permesso riflessioni, burle, critiche, mormorazioni sugli ordini emanati, o su certe circostanze od accessori riguardo gli ordini, o sulla persona dei superiori, sminuendo in questo modo nel tuo concetto ed in quello degli altri il rispetto che loro è dovuto? Non v’è qualche superiore verso cui limiti la tua soggezione e riverenza? Ti ricordi di pregare per loro? e di dare quelle dimostrazioni di rispetto che meritano? Vi è schiettezza ed amore nei tuoi rapporti con loro? Sei tu fedele nell’osservanza di tutte le regole, o ve n’è forse alcuna formalmente esclusa dalla tua obbedienza, o di cui ti sia venuta abituale la violazione? Dipendi sempre in tutto, ovvero in qualche circostanza ti permetti qualche licenza di tuo arbitrio? Nei casi di negative, di ordini di contraggenio, senti forse troppa avversione e ripugnanza, e almeno cerchi di reprimerle?

4) Sulla vita comune e diligenza nei propri doveri. Hai tu soprattutto stimata e seguita la regolarità, che ti è imposta dai tuoi doveri quotidiani, così importanti per la comunità in generale, e per te in particolare? Sei tu contento della classe, della sezione, del genere di studi, del metodo che si tiene in essi; dei libri che si usano, delle varie materie assegnate? Hai procurato d’impiegare nello studio tutto il tempo a ciò destinato? Ti sei sempre fatto un religioso scrupolo di non perdere neanche un istante di tempo così prezioso? Hai cercato di disporre il tuo tempo in modo che tutti i doveri potessero essere terminati a tempo, senza trascurarne nessuno? Non hai assegnato troppo tempo ad una materia con detrimento delle altre? Ti sei sempre ben preparato alle scuole, alle ripetizioni? o ti sei anche occupato in studi estranei al tuo dovere? Hai mai intrapresa la lettura di nessun libro senza esserti prima consigliato con il tuo superiore? Tieni per caso nascosto qualche libro che non vuoi che il superiore conosca? O nella nota dei libri consegnata al superiore sul principio dell’anno ne hai occultato qualcuno? O dopo, lungo l’anno, ne hai ricevuto qualcuno e non l’hai ancora fatto vedere? Quale fu la tua premura per apprendere il canto gregoriano? Quale la diligenza nell’apprendere le cerimonie? Non ti sei servito di questi tempi per divagarti? Hai sempre tenuto nella debita stima tali scuole? Sei sempre stato attento alla scuola? Non hai mai avuto di mira di comparire nel rispondere alle interrogazioni, nel leggere i tuoi lavori, nello sciogliere le difficoltà? Non ti capitò di fare altro mentre il professore spiegava? Non hai fatto rumori per far ridere o disturbare senza che i professori potessero sorprenderti, e dopo almeno te ne sei accusato al superiore? Sei contento degli altri piccoli impieghi che ti sono affidati? Li eseguisci con tutto quell’impegno che è loro dovuto? Vi hai tu portato quello zelo, quell’attività, quella prudenza che in essa erano necessari? Non hai mai conteso o trattato poco caritatevolmente con coloro che stavano con te nel medesimo impiego? Hai aiutato i tuoi compagni quando potevi? Li hai sopportati con allegria quando dimostravano umore diverso dal tuo? Hai fatto quanto potevi per contentare i tuoi compagni? Hai usato con loro bei modi? Hai osservato le regole di civiltà che tanto servono a cementare la carità fraterna? Hai eseguito le regole di pulizia, che giovano anche a non dispiacere agli altri? Come fai le tue azioni ordinarie? Hai pensato costantemente con esse di piacere a Dio, od hai anche cercato la tua soddisfazione propria? Sei costante ad animare le tue azioni con pensieri di fede? Sei tu ben persuaso che la tua perfezione consiste nel far bene i tuoi doveri quotidiani senza trascurare neppure il più piccolo, neppure la cosa più indifferente? Hai tu bene economizzato il tempo? L’ordine dei tuoi lavori è ben subordinato all’obbedienza? Nelle tue azioni poni quella diligenza religiosa che è necessaria o le fai con precipitazione, o con lentezza, o con indolenza; o con perdita di tempo o comunque, senza buono spirito? Come impieghi il tempo delle tue ricreazioni, delle passeggiate, dei giorni di vacanza? Hai vera cura di santificare i tuoi pasti? i tuoi riposi? I tuoi esercizi corporali?

5) Di alcune altre virtù più necessarie (umiltà, carità fraterna, mortificazione). Come ti trovi riguardo all’umiltà? L’hai trasgredita col vantarti, con esser troppo suscettibile, con la mala grazia, coll’alterezza verso i compagni? Hai tu cercata la stima e la lode invece di amare d’esser dimenticato, e tenuto in poco conto e umiliato? Hai agito per rispetto umano? Non hai tu troppo buona opinione del tuo ingegno o della tua virtù? Non hai tu l’abitudine di parlare di te stesso? Sei tu fedele nel riconoscere i tuoi torti e mancamenti o ti scusi facilmente? Rendi conto della tua coscienza con quella umiltà, con quella confidenza infantile che è tanto secondo lo spirito della congregazione? Non resti un po’ abbattuto quando non riesci in qualche cosa? o quando di qualche cosa sei ripreso? Fai tu con frequenza atti di umiltà, offrendoti per quegli uffizi che son più bassi,o contrari alla comune estimazione, o ributtanti alla natura? Almeno accettandoli con sommissione? Hai tu un’indole arrendevole ed affabile? Ovvero sei sostenuto ed altero, in modo che si debba trattare con te con riserbo e riguardi? E gli stessi superiori non devono forse essere molto cauti per non offendere la tua suscettibilità nel darti certi ordini ed incombenze ?
Devi ai tuoi confratelli l’affetto, la stima, la benevolenza più tenera, la più cordiale. Devi favorire l’unione dei cuori. Non hai detto o fatto qualche cosa contraria a questi doveri che la carità fraterna richiede? Ti sei per caso lasciato portare all’avversione, all'invidia, alle maligne interpretazioni, ai ri- sentimenti, alle contestazioni, agli atti di collera verso di loro?
Hai tu rigettata con tutte le tue forze quella bassa gelosia che s’affligge nel vedere i buoni successi altrui, le distinzioni che dan loro i superiori, o persino le loro virtù? Non ti sei mai permesso, riguardo ai confratelli (e mille volte peggio riguardo ai superiori) maldicenze, rapporti indiscreti, calunnie, desideri di vendetta, o scatti di malumore? Nè nulla che possa mal edificare o produrre disunioni? Ti sei guardato bene dal criticare ciò che fanno gli altri, o dal riprenderli senza averne il diritto o solo per mal umore? Il tuo affetto pei compagni è tutto fondato sull’amore di Dio? È esso generoso, e senza eccezioni? Hai tu un sufficiente orrore per quelle miserabili amicizie particolari che scandalizzano i compagni, che dividono il tuo cuore e lo allontanano da Dio? Hai tu mai pensato alle conseguenze del cattivo esempio in una comunità, e alla necessità di dare buon esempio? Qual è la tua carità verso le anime del purgatorio? E il tuo zelo per la salute altrui? Non potresti praticamente far qualche cosa di più in favore delle une e degli altri? Come stai riguardo allo spirito tanto necessario della mortificazione di te stesso? Hai tu eseguite, in tutta la loro integrità e secondo il loro spirito, le regole contrarie alle inclinazioni tue ed al tuo naturale? Quali sforzi hai già fatto per giungere alla perfetta osservanza della modestia esteriore negli occhi, nel tratto, ed in tutto il tuo procedere? Nelle circostanze un po’ difficili non hai tu dato segno d’impazienza, di collera o di turbamento? Hai tu compiuto con coraggio e costanza le piccole mortificazioni e penitenze in uso nella congregazione, come il digiuno del venerdì e quel lavoro indefesso che deve formare la nostra caratteristica e la nostra gloria? Sei stato mortificato nei cibi, non hai mangiato o bevuto fuori pasto? Non hai tenuto bibite o commestibili con te? Hai osservato perfetto silenzio in refettorio durante le letture? Anche dopo che si può parlare, hai usato moderazione non parlando forte e non volendo parlar coi lontani? Non hai mai lasciato un incarico, un’assistenza, per tua colpa e poca mortificazione? o preparato poco le lezioni, o non corretti i compiti tuoi o degli altri per negligenza? O abbandonata la ricreazione, o rifiutato il passeggio coi giovani per tua poca voglia? Ti sei applicato soprattutto alla mortificazione interna ed all’abnegazione, almeno in quelle cose ordinarie che capitano a ogni piè sospinto? Hai fatto sufficienti sforzi per riformare il tuo carattere, il tuo mal umore? Come hai ricevute le pene che t’inviava la Provvidenza? Quanto hai tu faticato per acquistare la perfetta conformità alla volontà di Dio? Hai tu, in una parola, avuto spirito di mortificazione? Cioè, sapendo che le sofferenze sono un eccellente mezzo per espiare i tuoi mancamenti, sradicare i tuoi vizi, renderti un po’ più simile a Gesù Cristo, che è lo scopo per cui sei entrato in congregazione, le hai tu amate e desiderate? Non ti metterai una volta con impegno efficace per farti santo? Quando ti proponi di cominciare davvero, e non solo più a parole? Quali proponimenti pratici fai conto di prendere in questo momento? Scriviteli, e il Signore ti aiuti a praticarli d’ora in poi fedelmente.

1 « Si nosmetipsos diiudicaremus, non utique iudicaremur » (7 Cor., XI, 31).
2 « Succidite ergo illam; ut quid terrain occupat? » (Luca, XIII, 7).


[Brano tratto da "Il Vade mecum dei giovani salesiani" di Don Giulio Barberis, SEI, Imprimatur: Taurini, die 18 julii 1931, Can. p . Franciscus Paleari].

martedì 19 settembre 2017

Guarito da San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

La purezza è necessaria all'anima ed è anche utile al corpo. L'immoralità è la rovina dell'anima e del corpo.

Un giovane si era dato ai vizi ed in breve perdette la fede e la salute. Fu ri­coverato nell'ospedale.

Una Suora si accorse che l'infermo era lontano da Dio e cercò la via per fare breccia nel cuore di lui. Il giovane alle amorose cure rispondeva con parole bef­farde. Ma la Suora, fiduciosa nella con­versione, non si stancava di dire la buo­na parola e di pregare. Le venne l'ispira­zione di affidare l'impresa a S. Giuseppe.

Un pomeriggio l'infermo si era levato da letto e passeggiava all'aperto. Ad un tratto senti una forte commozione ed av­vertì nuove idee nella mente: Vita fu­tura... inferno... Paradiso... Il suo animo era in tempesta. San Giuseppe, pregato dalla Suora, in quel momento agiva nel suo cuore.

Fu tale l'impressione, che l'infermo volle il Cappellano dell'ospedale e gli dis­se: Per carità, dia un poco di pace all'a­nima mia! - Fu esortato a confessarsi.

L'indomani mattina il peccatore era ai piedi del Confessore, per detestare le sue colpe e riceverne l'assoluzione. Sentì il dovere di ringraziare San Giuseppe per la grazia dell'anima ed anche della sa­lute, che subito riacquistò.

venerdì 18 agosto 2017

Il pensiero dell'eternità

Ho rielaborato per renderne più agevole la lettura, alcune belle meditazioni del mio amatissimo Sant'Alfonso Maria de Liguori. Ecco a voi delle bellissime riflessioni sull'eternità e sul pellegrinaggio terreno.

Sant'Agostino definiva il pensiero dell'eternità come "magna cogitatio", ossia il gran pensiero. Questo pensiero ai santi ha fatto comprendere che tutti i tesori e le grandezze di questa terra non sono altro che paglia, fango, fumo e sterco. Questo pensiero ha convinto tanti giovani, anche nobili, re e imperatori ad entrare in convento. Questo pensiero ha dato coraggio a tanti martiri di sopportare gli atroci tormenti della morte anziché tradire Dio.

No, non siamo stati creati per questa terra; il fine per cui Dio ci ha posti nel mondo è di farci meritare la vita eterna con le buone opere. A tal proposito Sant'Eucherio diceva che l'unico affare di cui dobbiamo avere premura in questa vita è l'eternità, cioè di guadagnare l'eternità felice del paradiso e di evitare quella infelice dell'inferno: Negotium, pro quo contendimus, aeternitas est. Se ci salveremo saremo per sempre felici, se ci danneremo saremo per sempre infelici.

La fede è ciò che fa vivere i giusti in grazia di Dio e che dà vita alle anime, distaccando i cuori dagli affetti terreni e ricordando loro i beni eterni che Dio propone a coloro che l'amano. Per vincere le passioni e le tentazioni bisogna che spesso ravviviamo la fede, dicendo: Credo vitam aeternam, credo che dopo questa vita la quale presto per me finirà, vi è la vita eterna, o ripiena di gioie o ripiena di sofferenze, che mi toccherà secondo i meriti o demeriti miei. Santa Teresa ripeteva alle sue discepole: "Figlie, un'anima, un'eternità!", volendo dire: figlie, abbiamo un'anima; perduta questa, è perduto tutto; e perduta una volta è perduta per sempre. Insomma dall'ultimo istante di vita su questa terra dipende l'essere per sempre felici o per sempre disperati.

Un pensiero di viva fede circa l'eternità che ci aspetta può farci santi. Scrive San Gregorio che coloro che pensano all'eternità non si inorgogliscono nelle vicende prospere né si abbattono nelle avverse; poiché non desiderando nulla di questo mondo, di nulla temono. Quando ci tocca di patire qualche infermità o persecuzione ricordiamoci dell'inferno; facendo così ci sembrerà leggera ogni croce e ringrazieremo il Signore di non averci fatto morire quando stavamo in peccato mortale.

Mentre siamo in questa vita siamo pellegrini che vagano per la terra, lontani dalla nostra vera patria, il cielo, dove il Signore ci aspetta a godere eternamente la sua bella faccia: Dum sumus in corpore, peregrinamur a Domino, scrive l'Apostolo. Se dunque amiamo Dio, dobbiamo avere un continuo desiderio di uscire da questo esilio e di andare a vederlo. Questo desiderio era quel che sospirava sempre San Paolo.

Non c'è da meravigliarsi se i malvagi vorrebbero vivere sempre in questo mondo, poiché temono di passare dalle pene di questa vita alle pene eterne ed assai più terribili dell'inferno; ma chi ama Dio ed ha una moral certezza di stare in grazia, come può desiderare di continuare a vivere in questa valle di lacrime, in continue amarezze, angustie di coscienza, e pericoli di dannarsi? e come può non sospirare di andar presto ad unirsi con Dio nell'eternità beata, ove non c'è più pericolo di perderlo?

E quando siamo afflitti dai travagli o veniamo vilipesi dal mondo, consoliamoci con la gran mercede che apparecchia Dio a chi patisce per suo amore. Dice San Cipriano che il Signore vuole che gioiamo nei travagli e nelle persecuzioni, perché in quelle occasioni si provano i veri soldati di Dio e si distribuiscono le corone a coloro che sono fedeli: Gaudere et exultare nos voluit in persecutione Dominus, quia tunc dantur coronae fidei, tunc probantur milites Dei.

Ecco, sono pronto ad ogni croce che mi invierà il Signore. No, non voglio delizie e piaceri in questa vita; non merita piaceri chi ha offeso Dio. Sono pronto a patire tutte le infermità e traversie che mi colpiranno, son pronto ad abbracciare tutti i disprezzi degli uomini. Sono contento, se così piace a Gesù, che io venga privato di tutti i sollievi corporali e spirituali, purché non venga separato dall'amore di Dio. Ciò non lo merito, ma lo spero da quel sangue che il Redentore ha sparso per me. Voglio amare per sempre Dio, mio amore, mio tutto. Io vivrò in eterno ed in eterno lo amerò, come spero, e il mio paradiso sarà godere del suo gaudio infinito e lodare la sua infinita misericordia.

martedì 13 giugno 2017

Pensieri di Don Guanella

[Pensieri mariani tratti dagli scritti di Don Luigi Guanella]


Oltre che nel Divino Cuore, la nostra fiducia è riposta nel Cuore Immacolato della Vergine Madre di Gesù Cristo, che noi chiameremo nostra Madre, tutta buona e tutta clemente.

Lo Spirito Santo pose nel cuore a Maria la Purezza per essenza, Gesù, che si pasce tra i gigli immacolati e che è lo Sposo dei Vergini.

Le api che più si fermano sui fiori sono le più elette: le anime nostre diverranno tanto più care quanto più premurose poseranno sui fiori delle virtù della Santa Vergine.

In un eccesso di amore Dio creò i cieli, la terra, l’uomo; ma in un eccesso più grande creò Maria.

In ossequio alla Vergine si raccomanda qualche mortificazione almeno in ogni sabato.

Quando anche tutti i Santi del Cielo mi gridassero: «sei perduto»; se Maria dice una parola in mio favore, io non temo.

Come figli che mai si staccano dalla propria genitrice, facciamoci animo ad invocare Maria!

Se Maria non ci abbandona, noi saremo salvi per sempre.

Amiamo tanto la nostra santa Madonna della Provvidenza! Amiamo Maria e parliamo a tutti di Maria, perché essa è Regina dei Sacerdoti, di tutti è Madre ed è Porta per ascendere alla grazia del Divino Figlio Gesù!

sabato 27 maggio 2017

Assistere alla Messa con devozione

Nell’assistere alla Santa Messa rinnova la tua fede e medita quale vittima s’immola per te alla divina giustizia per placarla e renderla propizia. Non allontanarti dall’altare senza versare lagrime di dolore e di amore per Gesù, crocefisso per la tua eterna salute.

(Pensiero di San Pio da Pietrelcina).

lunedì 3 aprile 2017

La valle di lacrime

Questa vita è chiamata valle di lacri­me; si nasce piangendo e si muore tra gli spasimi dell'agonia. Quante malattie af­fliggono il povero corpo umano! ... Quanti pericoli incontra l'anima nel mon­do!... Quanti bisogni urgenti fanno trepidare la misera creatura umana. Quanto è terribile il momento della morte! ...

Chi può venirci in aiuto, in tanti bi­sogni, più della Madonna? ... E la Ma­donna è contenta di venirci in soccorso, come la madre è lieta di aiutare i figli bisognosi.

Ma perché Maria Santissima faccia la sua parte di madre, è necessario che noi facciamo la parte nostra di figli. Dob­biamo invocarla spesso con amore e con fede. Dobbiamo onorarla più che sia pos­sibile, per attirarci i suoi sguardi miseri­cordiosi.

Siamo in questa valle di lacrime come in viaggio verso l'eternità; unico scopo della vita presente è assicurare la salvezza eterna. Chi onora la Madonna, ha assicu­rato il Paradiso. Dice la Sacra Scrittura: Coloro che mi onorano, avranno la vita eterna! -

[...] Non basta dire: Io amo la Madon­na! ... Recito il Rosario in suo ono­re!... Porto al collo la sua medagliet­ta! - Se la devozione alla Santa Vergi­ne si fa consistere soltanto in queste cose, si è in grande errore! Tale devozione sareb­be come una semplice vernice.

Perché si possa dire: Io onoro davvero la Madonna! - è necessario unire alle pratiche esterne l'imitazione delle sue virtù. Come può la Regina del Cielo gra­dire gli atti di ossequio dei suoi figli, se il loro cuore non è in armonia con Dio... se s'intessono preghiere e peccati?

Si tenga dunque presente che la vera devozione alla Madonna consiste nel vi­vere in grazia di Dio e nello sforzo d'imi­tare le sue virtù.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

domenica 26 marzo 2017

Zelo per le anime

Le sette insegnano l'edonismo, il materialismo e il più gretto egoismo; noi vi opporremo la ricerca della totale abnegazione, il vigore della perfezione interiore e una incessante mortificazione in ogni cosa, per quanto sarà possibile; vi opporremo un amore generoso della croce, lo spirito di sacrificio, d'unione a Gesù immolato, che non è altro che lo spirito stesso del cristianesimo; vi opporremo una squisita purezza, le caste delicatezze della verginità, l'oblio dei nostri interessi personali, e infine, l'intero sacrificio di noi stesse per la maggior gloria di Dio. [...]


Bisogna conquistare anime a Gesù Cristo. Agli sforzi infernali per strappare le anime a Gesù Cristo, opporremo lo zelo e la dedizione dell'amore. Quanto sbaglierebbe l'anima che venisse a cercare in questo Istituto esclusivamente la propria perfezione! Una Figlia del Cuore di Gesù deve essere non solo un altro Gesù Crocifisso per lo spirito di sacrificio e di volontaria penitenza, o come un altro Gesù Ostia per lo spirito di oblazione e di immolazione perpetue, ma deve essere anche un altro Gesù Redentore compiendo in se stessa «ciò che Gesù Cristo deve soffrire in noi, per la formazione del suo corpo che è la Chiesa», per le stesse intenzioni del sacrificio di Nostro Signore, che sono la gloria di Dio e la salvezza delle anime. «Questa umile Società non è fondata soltanto per la salvezza e la santità dei suoi membri, ma perché i suoi membri si adoperino, con l'aiuto della grazia e con tutte le loro forze, alla salvezza delle anime, per il servizio dei sacri interessi del Cuore di Gesù, della santa Chiesa e del Sacerdozio cattolico, per mezzo della preghiera, del sacrificio, della diffusione della devozione verso il Cuore adorabile di Gesù e verso la Vergine Immacolata, Regina e ausiliatrice della Chiesa».

E come potremo noi dal profondo della nostra miseria elevarci a cose tanto sublimi? Sorelle faremo tutto per mezzo di Gesù Cristo; mediante la nostra unione al suo Cuore e al suo sacrificio, l'offerta dei suoi meriti infiniti e del preziosissimo calice del suo Sangue adorabile. Faremo tutto per Maria, l'Associata al divin sacrificio, per la quale venne sempre l'aiuto divino alla Chiesa contro i suoi nemici, e che, dopo aver annientato tutte le eresie, distruggerà certamente anche la grande apostasia sociale dei tempi presenti» [...].

E poiché ad ogni errore è seguito sempre il trionfo spirituale di ciò che esso combatteva, è certo che la Chiesa godrà in futuro di una meravigliosa fioritura di Ordini religiosi e di uno splendido risveglio di vita cristiana. O Sorelle! ... umiltà profonda, ma fiducia illimitata; abbandono senza riserva all'azione della grazia, perché «poche anime comprendono ciò che Dio opererebbe in esse, se si abbandonassero completamente nelle sue mani e lasciassero agire la grazia divina».

Capirete facilmente come un Istituto che ha simili scopi, non può accettare anime ripiegate su se stesse, meschine, pusillanimi, che cercano le dolcezze della pietà, invece di cercare il sacrificio e la perfezione; esso ha bisogno di anime generose, ardenti nell'immolazione, dimentiche di se stesse e soprattutto piene di quella dedizione amorosa che va dritta al Cuore del Diletto!

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

domenica 19 marzo 2017

San Giuseppe sollievo dei poveri

Nel 1930 a Buenos Aires c'era un Ospi­zio di tisici, affidato alle Figlie della Ca­rità.

Le spese quotidiane superavano le en­trate, cosicché la Superiora si trovò in brutte acque. Il padrone dell'edificio era un uomo inesorabile; non ricevendo la somma dell'affitto, stanco di attendere, ordinò lo sfratto.

Si era all'ultimo giorno. La Superiora, non sapendo cosa fare, diede ordine di non ammettere alcuno a parlare con lei.

Era sera e si chiuse in camera. Qui pre­gò San Giuseppe con fede, affidando a lui la triste situazione.

Nella serata si presentarono al portone dell'Ospizio due Suore, di cui una era la Superiora Generale delle Religiose Gianelline di Bobbio. La portinaia non vo­leva farle entrare, in base all'ordine ri­cevuto; ma dopo insistenze chiamò la Superiora.

Si svolse questo colloquio: Sono la Ma­dre Generale di un Ordine Religioso; domani partirò per l'Italia. Eseguisco una commissione, ricevuta quest'oggi. Qui, a Buenos Aires, risiede un italiano che mi ha consegnata una grossa somma per quest'Ospizio. Mi ha detto che intende ringraziare per le cure che ha ricevuto tempo addietro in questo ricovero. La Superiora scoppiò in pianto e dis­se: San Giuseppe mi è venuto in soccor­so! Con questa somma non ci sarà lo sfratto! -

L'episodio fu narrato in Italia dalla stessa Madre Generale delle Suore Gianelline di Bobbio.


[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

giovedì 16 marzo 2017

Santa Teresa e San Giuseppe

Santa Teresa d'Avila, Riformatrice del Carmelo, viaggiava con alcune Conso­relle per fondare un monastero; aveva già promesso di dedicare a San Giuseppe la nuova fondazione.

Era in carrozza. In un dato momento i cavalli s'imbizzarrirono; il cocchiere, poco pratico del luogo, sbandava di qua e di là ed inconsciamente si avviava ad un precipizio.

Santa Teresa comprese il pericolo ed esclamò: Care Consorelle, siamo perdute se San Giuseppe non ci verrà in aiuto! Invochiamo la sua assistenza! -

Cominciata la preghiera, nel silenzio della campagna si udì una gran voce: Fermate! Prendete l'altra via! -

A questa voce i cavalli si ammansiro­no, il cocchiere cambiò facilmente dire­zione ed il pericolo fu evitato.

Le Consorelle chiesero alla Santa: Quella voce misteriosa donde veniva? E' stata la nostra salvezza! -

Santa Teresa rispose: Volete conosce­re chi ci abbia salvato? E' stato il caris­simo nostro padre San Giuseppe. Appe­na l'abbiamo invocato, è venuto in aiu­to!

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.].

venerdì 3 marzo 2017

Il Cardinal Massaja e San Giuseppe

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

San Giuseppe ottiene grazie ai suoi de­voti e specialmente a coloro che diffon­dono il regno di Gesù Cristo.

Nella storia delle Missioni è celebre il Cardinale Massaia, apostolo dell'Abissi­nia. Egli amava teneramente San Giu­seppe e ne fu ricambiato con generosità.

Fu questo Cardinale che propagò in quella regione il culto del Santa Patriar­ca e che gli dedicò la prima Chiesa nella Missione di Escia. Dice il Massaia nelle sue Memorie: Nella Missione di Escia mancava l'acqua. Mi rivolsi a San Giu­seppe affinché provvedesse Lui. Trovai allora una sorgente, che potrebbe dirsi miracolosa, perché scaturisce dalla spac­catura di un masso, il quale sorge isola­to sulla punta di un sollevamento vul­canico. -

Continua il Cardinale: Soffrivo dell'in­debolimento della vista. Ritornato in Eu­ropa nel 1867, prima di rientrare nella Missione d'Africa, mi provvidi di parec­chie paia di occhiali di diverso grado. La vista s'indeboliva sempre più e gli oc­chiali erano impotenti ad aiutarmi. Non sapendo più cosa fare, tolsi gli occhiali e li deposi presso l'immagine di San Giu­seppe, dicendogli: Se volete che continui a lavorare nella vigna del Signore, pen­sate voi a ridarmi la vista! -

Da quel giorno sino ad oggi sono pas­sati circa dieci anni ed io ho letto e scrit­to senza alcuno stento e senza bisogno di occhiali. -

E' necessario rivolgersi a San Giusep­pe con molta fede.

domenica 26 febbraio 2017

Perdere Dio per sempre

Riporto alcuni brani di una lettera che scrissi tempo fa a una signora.

Carissima in Cristo,
                                Sant'Alfonso Maria de Liguori la pensava come te al riguardo del purgatorio, ossia che è raro che un'anima morta in grazia di Dio vada direttamente in Paradiso. Per presentarsi al cospetto di Dio bisogna essere interamente candidi, pertanto bisogna purificare o in questa vita o nel purgatorio ogni piccola macchia veniale.

Per quanto riguarda la tua vicina di casa defunta, anche se mi hai detto che era "poco praticante", dobbiamo sperare che prima di morire abbia fatto un atto di contrizione perfetto. Ne “Le glorie di Maria”, Sant'Alfonso narra di una donna molto peccaminosa che morì senza ricevere i sacramenti poiché viveva emarginata dal paese. Da quelle parti c'era una pia suora che pregava sempre per coloro che morivano, ma non volle pregare per quella vecchietta perché la considerava dannata. Un giorno la defunta le apparve e le chiese di pregare per lei che stava patendo in purgatorio. La suora le domandò come avesse fatto a salvarsi, dopo quella vita peccaminosa che aveva condotto. L'anima defunta le disse che poco prima di morire, avendo compreso che ormai la fine era imminente e che moriva abbandonata da tutti, si rivolse con fiducia alla Beata Vergine Maria, la nostra Mamma del Cielo che non ci abbandona mai. La Madonna le ottenne la grazia di fare un atto di contrizione perfetto, cioè di pentirsi di tutti i peccati mortali commessi, con i quali aveva offeso Dio che è tanto buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. E così si è salvata eternamente.

Se non dobbiamo disperarci quando muore una persona “poco praticante”, non dobbiamo però neanche illuderci che tutti vadano automaticamente in paradiso. Sant'Alfonso scrisse una predica nella quale raccontava come muoiono gli uomini di mondo. Anche lui si lamentava del fatto che quando muore qualcuno, in genere si dice che se ne è andato in Cielo, ma Sant'Alfonso ribatteva che il defunto è andato in Cielo solo se lo meritava. Ecco quel che diceva: “Di ognuno che muore, si suole dire: è andato in Paradiso. È andato in Paradiso, se meritava il Paradiso; ma se meritava l’inferno? […] Tutti vanno in Paradiso? Oh quanti pochi ci vanno!” e in un altro scritto diceva: “Si pensa ad accumulare ricchezze, si pensa a banchettare, a festeggiare, a darsi al bel tempo: e Dio non si serve, ed a salvar l'anima non ci si pensa, e il fine eterno si tiene per bagattella! E così la maggior parte dei cristiani, banchettando, cantando e suonando se ne va all'inferno. Oh se essi sapessero che vuol dire inferno!”

Fai molto bene a non frequentare più quei siti “pessimisti” che raccontano principalmente cose brutte, e fanno venire lo sconforto. In tempo di guerra questo atteggiamento viene definito “disfattismo”. Santa Teresa d'Avila diceva che le persone malinconiche, pessimiste e tristi sono la peste dei monasteri. Ciò in qualche modo è valido anche per i fedeli laici. È falso dire che tutto va bene, ma non bisogna cadere in una sorta di pessimismo senza speranza. È giusto criticare il male (l'eresia, la rilassatezza, lo scandalo, ecc.), anche i santi facevano lo stesso, ma lo facevano in modo cristiano, cioè con la speranza, la fiducia in Dio, senza odio per i nemici. Pensiamo all'eroico Sant'Atanasio. Egli visse in un periodo difficile come il nostro; allora andava di moda l'eresia ariana che negava la divinità di Cristo. Purtroppo molti fedeli, sacerdoti e vescovi aderirono all'arianesimo. Ma Sant'Atanasio resistette col coraggio di un leone, e alla fine la Verità prevalse e l'arianesimo disparve. Questi sono tempi difficili, ma noi con il sacramento della Cresima siamo diventati soldati di Gesù Cristo, cioè abbiamo ricevuto in maniera abbondante il dono dello Spirito Santo che ci dà la forza di combattere la buona battaglia spirituale e di non arrenderci mai, come i soldati valorosi non fuggono di fronte al nemico, ma lo combattono con ardore. I nostri nemici sono il demonio, il mondo (gli scandali degli altri uomini), e la carne (le passioni interne). Questa è la nostra battaglia, e se saremo valorosi e fedeli fino alla morte, potremo finalmente vivere per sempre insieme al nostro amato Re, Gesù Cristo, che è l'unico fine della nostra vita. Siamo su questa terra solo per salvarci l'anima, tutto il resto è secondario. A che serve avere costosi vestiti firmati, gioielli preziosi, auto lussuose, barche, ville, soldi e successo, se poi si perde l'anima? Dio è stato particolarmente buono con noi, perché ci ha fatto comprendere queste cose, ma noi adesso dobbiamo amarlo più degli altri. Che ce ne importa se i mondani ci considerano dei pazzi? La vera pazzia è amare i beni materiali come se fossero divinità, e offendere Dio con il peccato.

Approfitto dell'occasione per porgerti i miei più cordiali saluti in Corde Matris.

Cordialiter

domenica 19 febbraio 2017

Sacrificarsi per i peccatori

Nel 1917 apparve la Madonna a Fa­tima a Lucia Dos Santos ed a Giacinta e Francesco Marto; disse loro: Sacrifi­catevi per i peccatori e dite spesso, spe­cialmente nel fare qualche sacrificio: « O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori ed in ripara­zione delle ingiurie commesse contro l'Immacolato Cuore di Maria! ... ». Re­citate il Rosario, dicendo alla fine di ogni postina: O Gesù mio, perdonate le no­stre colpe, preservateci dal fuoco dello inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia!... -Badate che molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi per loro. -

La Madonna vuol salvare i suoi figli a tutti i costi. È necessario dunque ri­fugiarsi sotto il suo manto materno ed attaccarsi sempre più alla sua devozione, se vogliamo salvare l'anima nostra e pre­parare al mondo un'era nuova di pace e di religiosità. [...]

L'uomo, Adamo, peccò nel paradiso terrestre per mezzo della donna, Eva. L'uomo-Dio, Gesù Cristo, ha voluto sal­vare l'umanità per mezzo di una Donna, Maria, Vergine. Gesù è il Redentore, la sua Madre Santissima è la Corredentrice. Egli ebbe il martirio del corpo; la Madre sua quello del cuore. I dolori di Gesù e della Madonna riaprirono il Paradiso alla misera umanità; è giusto quindi amare ed onorare la seconda Eva, quale tenera Madre.

Ognuno ha la madre del corpo; tutti però abbiamo una Madre comune, la Ma­dre dell'anima, Maria Santissima. [...] Alla madre terrena si deve amore, ri­spetto, ubbidienza; alla Madre celeste si deve ancora di più! Per quanto si faccia verso la Madonna, non si fa mai troppo. Conviene perciò moltiplicare gli atti di ossequio e di amore verso la Regina del Cielo, sia perché ne è degna, sia perché abbiamo bisogno della sua continua pro­tezione.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 13 febbraio 2017

Grande Promessa della Madonna a Santa Matilde

La Vergine benedetta, apparsa a S. Matilde le fece questa solenne promessa: Tutti quelli che reciteranno devotamente ogni giorno « Tre Ave Maria» in onore della potenza, sapienza e misericordia, di cui la SS. Trinità ha ricolmato il mio Cuore, otterranno la perseveranza finale, vale a dire: SI SALVERANNO.

Preghiera delle « TRE AVE »
da recitarsi mattina e sera:

Beneditemi o Figlia dell’Eterno Padre — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda mai il mio Dio con pensieri. Ave Maria gratia plena, ecc. aggiungendo la giaculatoria: O Maria, mia buona Madre, preservatemi in questo giorno dal peccato mortale.

Beneditemi o Madre del Divin Figlio — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con parole. Ave Maria, ecc. come sopra.

Beneditemi, o Sposa dello Spirito Santo — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo, così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con opere ed omissioni: anzi fate che io l’ami con tutto il mio cuore, e lo faccia amare ancora dagli altri. Così sia, o dolce, pietosa, o amabile Maria. Ave Maria, ecc, come sopra.


Imprimatur — Montepulciano, 13 febbraio 1934
+ AEMILIUS, Ep.

giovedì 2 febbraio 2017

Andare all'inferno

Don Giuseppe Tomaselli nel suo libretto intitolato “L'inferno c'è”, racconta un fatto spaventoso avvenuto alla presenza di numerosi testimoni.

Raimondo Diocré era un professore della famosa università parigina della Sorbona. Quando morì, i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Notre Dame con grande concorso di popolo. La bara fu collocata nella navata centrale, coperta da un semplice velo. Durante il rito funebre, a un certo punto si udì una voce sepolcrale: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” I presenti si avvicinarono alla salma e alzarono il velo, ma constatarono che il professore era immobile e freddo. Dopo un po' venne ripresa la funzione religiosa tra il turbamento generale, e ad un certo punto il cadavere si alzò alla presenza di tutti e gridò forte: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!” I fedeli presenti rimasero ancora più spaventati per l'accaduto, alcuni dottori si avvicinarono al cadavere ritornato immobile e verificarono che era davvero morto. Il funerale venne sospeso e rinviato al giorno dopo. Gli ecclesiastici discussero sul da farsi. Secondo alcuni il fatto accaduto in chiesa significava che il defunto era dannato e quindi non bisognava celebrare il funerale, altri invece pensavano che non era certo che il professor Diocré si fosse dannato, poiché aveva solamente detto di essere stato accusato e giudicato. Il vescovo approvò quest'ultimo parere e l'indomani fece ripetere da capo le esequie. Mentre era incorso la nuova funzione funebre, il morto si alzò sulla bara e gridò con voce terrificante: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!” A quel punto il funerale venne interrotto e il cadavere venne seppellito, ma non in terra consacrata, essendo ormai certa la sua dannazione eterna.

A causa di questo evento spaventoso, molte persone si convertirono. A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

venerdì 27 gennaio 2017

Ritagliare lo spazio per la preghiera

Pubblico una bella e-mail di Maristella, la quale, più che un'amica, è come una sorella adottiva.  :-)


Caro fratello in Cristo, 
come stai? Io sto bene: la mia vita ha spesso ritmi veloci, il lavoro, la famiglia, i miei impegni personali riempiono il tempo che mi viene donato.

Cerco sempre di ritagliare lo spazio per la mia preghiera, per la meditazione, per la lettura in modo da poter progredire nel mio cammino di fede. Sto riflettendo molto, grazie anche ad alcuni spunti che mi vengono offerti dagli incontri periodici del gruppo di (...) a cui appartengo, sulla dimensione dell'obbedienza nella nostra vita. Permettere che sia il Signore a modellare e a dirigere la nostra vita, anche nelle piccole cose, soprattutto quando ciò entra pesantemente in conflitto con le nostre aspettative non è mai scontato e per niente facile. Viene da prendersela a male con il mondo intero, fino a quando non ci viene donato un attimo per raccoglierci e provare a chiedere umilmente: "Signore, io non ce la faccio, mi viene lo sconforto. Però se questa è la Tua volontà aiutami Tu a farla. Voglio fare ciò che piace a Te, non quello che piace a me". Lui arriva, si china su di noi, e ci aiuta. Poi, che pace, che benedizione poter ringraziare Dio per l'infinita pazienza che usa con noi poveri peccatori!

Sto pensando molto anche a tutti questi disastri, questi terremoti che continuano a colpire il centro Italia e a quelle povere persone che hanno perso tutto. Penso davvero che tutti dovremmo pregare di più e offrire le nostre piccole azioni di riparazione, i nostri piccoli gesti per implorare l'aiuto della Divina Misericordia.
Alla sera anche se sono molto stanca chiedo la grazia di riuscire a pregare, qualche volta purtroppo mi addormento mentre recito il Rosario: io credo che tutto si possa ottenere pregando assiduamente il Padre e la Madre celesti.

Ogni mia giornata, grazie a Dio, si apre e si chiude insieme a Lui. Alla mattina mi alzo presto e attraverso la città ancora buia: mi piace arrivare alla Basilica di Sant'Ambrogio e restare lì in adorazione del Santissimo. Poi arrivo al lavoro e cerco di continuare il mio dialogo con Lui: la giornata scorre leggera anche se piena di impegni e di imprevisti e cerco sempre di portare il Suo sorriso alle persone che incontro. Dopo le preghiere saluto Gesù e Maria e scivolo nel sonno.

Grazie per il tuo bellissimo blog, per me una miniera di parole preziose!

Nei Cuori Immacolati

tua sorella Maristella



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