Elenco blog personale

domenica 19 febbraio 2017

Sacrificarsi per i peccatori

Nel 1917 apparve la Madonna a Fa­tima a Lucia Dos Santos ed a Giacinta e Francesco Martu; disse loro: Sacrifi­catevi per i peccatori e dite spesso, spe­cialmente nel fare qualche sacrificio: « O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori ed in ripara­zione delle ingiurie commesse contro l'Immacolato Cuore di Maria! ... ». Re­citate il Rosario, dicendo alla fine di ogni postina: O Gesù mio, perdonate le no­stre colpe, preservateci dal fuoco dello inferno, portate in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della vostra misericordia!... -Badate che molte anime vanno all'inferno, perché non vi è chi si sacrifichi per loro. -

La Madonna vuol salvare i suoi figli a tutti i costi. È necessario dunque ri­fugiarsi sotto il suo manto materno ed attaccarsi sempre più alla sua devozione, se vogliamo salvare l'anima nostra e pre­parare al mondo un'êra nuova di pace e di religiosità. [...]

L'uomo, Adamo, peccò nel paradiso terrestre per mezzo della donna, Eva. L'uomo-Dio, Gesù Cristo, ha voluto sal­vare l'umanità per mezzo di una Donna, Maria, Vergine. Gesù è il Redentore, la sua Madre Santissima è la Corredentrice. Egli ebbe il martirio del corpo; la Madre sua quello del cuore. I dolori di Gesù e della Madonna riaprirono il Paradiso alla misera umanità; è giusto quindi amare ed onorare la seconda Eva, quale tenera Madre.

Ognuno ha la madre del corpo; tutti però abbiamo una Madre comune, la Ma­dre dell'anima, Maria Santissima. [...] Alla madre terrena si deve amore, ri­spetto, ubbidienza; alla Madre celeste si deve ancora di più! Per quanto si faccia verso la Madonna, non si fa mai troppo. Conviene perciò moltiplicare gli atti di ossequio e di amore verso la Regina del Cielo, sia perché ne è degna, sia perché abbiamo bisogno della sua continua pro­tezione.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 13 febbraio 2017

Grande Promessa della Madonna a Santa Matilde

La Vergine benedetta, apparsa a S. Matilde le fece questa solenne promessa: Tutti quelli che reciteranno devotamente ogni giorno « Tre Ave Maria» in onore della potenza, sapienza e misericordia, di cui la SS. Trinità ha ricolmato il mio Cuore, otterranno la perseveranza finale, vale a dire: SI SALVERANNO.

Preghiera delle « TRE AVE »
da recitarsi mattina e sera:

Beneditemi o Figlia dell’Eterno Padre — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda mai il mio Dio con pensieri. Ave Maria gratia plena, ecc. aggiungendo la giaculatoria: O Maria, mia buona Madre, preservatemi in questo giorno dal peccato mortale.

Beneditemi o Madre del Divin Figlio — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo; così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con parole. Ave Maria, ecc. come sopra.

Beneditemi, o Sposa dello Spirito Santo — nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo, così sia — e non permettete che offenda il mio Dio con opere ed omissioni: anzi fate che io l’ami con tutto il mio cuore, e lo faccia amare ancora dagli altri. Così sia, o dolce, pietosa, o amabile Maria. Ave Maria, ecc, come sopra.


Imprimatur — Montepulciano, 13 febbraio 1934
+ AEMILIUS, Ep.

giovedì 2 febbraio 2017

Andare all'inferno

Don Giuseppe Tomaselli nel suo libretto intitolato “L'inferno c'è”, racconta un fatto spaventoso avvenuto alla presenza di numerosi testimoni.

Raimondo Diocré era un professore della famosa università parigina della Sorbona. Quando morì, i funerali vennero celebrati nella Chiesa di Notre Dame con grande concorso di popolo. La bara fu collocata nella navata centrale, coperta da un semplice velo. Durante il rito funebre, a un certo punto si udì una voce sepolcrale: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” I presenti si avvicinarono alla salma e alzarono il velo, ma constatarono che il professore era immobile e freddo. Dopo un po' venne ripresa la funzione religiosa tra il turbamento generale, e ad un certo punto il cadavere si alzò alla presenza di tutti e gridò forte: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!” I fedeli presenti rimasero ancora più spaventati per l'accaduto, alcuni dottori si avvicinarono al cadavere ritornato immobile e verificarono che era davvero morto. Il funerale venne sospeso e rinviato al giorno dopo. Gli ecclesiastici discussero sul da farsi. Secondo alcuni il fatto accaduto in chiesa significava che il defunto era dannato e quindi non bisognava celebrare il funerale, altri invece pensavano che non era certo che il professor Diocré si fosse dannato, poiché aveva solamente detto di essere stato accusato e giudicato. Il vescovo approvò quest'ultimo parere e l'indomani fece ripetere da capo le esequie. Mentre era incorso la nuova funzione funebre, il morto si alzò sulla bara e gridò con voce terrificante: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!” A quel punto il funerale venne interrotto e il cadavere venne seppellito, ma non in terra consacrata, essendo ormai certa la sua dannazione eterna.

A causa di questo evento spaventoso, molte persone si convertirono. A che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?

venerdì 27 gennaio 2017

Ritagliare lo spazio per la preghiera

Pubblico una bella e-mail di Maristella, la quale, più che un'amica, è come una sorella adottiva.  :-)


Caro fratello in Cristo, 
come stai? Io sto bene: la mia vita ha spesso ritmi veloci, il lavoro, la famiglia, i miei impegni personali riempiono il tempo che mi viene donato.

Cerco sempre di ritagliare lo spazio per la mia preghiera, per la meditazione, per la lettura in modo da poter progredire nel mio cammino di fede. Sto riflettendo molto, grazie anche ad alcuni spunti che mi vengono offerti dagli incontri periodici del gruppo di (...) a cui appartengo, sulla dimensione dell'obbedienza nella nostra vita. Permettere che sia il Signore a modellare e a dirigere la nostra vita, anche nelle piccole cose, soprattutto quando ciò entra pesantemente in conflitto con le nostre aspettative non è mai scontato e per niente facile. Viene da prendersela a male con il mondo intero, fino a quando non ci viene donato un attimo per raccoglierci e provare a chiedere umilmente: "Signore, io non ce la faccio, mi viene lo sconforto. Però se questa è la Tua volontà aiutami Tu a farla. Voglio fare ciò che piace a Te, non quello che piace a me". Lui arriva, si china su di noi, e ci aiuta. Poi, che pace, che benedizione poter ringraziare Dio per l'infinita pazienza che usa con noi poveri peccatori!

Sto pensando molto anche a tutti questi disastri, questi terremoti che continuano a colpire il centro Italia e a quelle povere persone che hanno perso tutto. Penso davvero che tutti dovremmo pregare di più e offrire le nostre piccole azioni di riparazione, i nostri piccoli gesti per implorare l'aiuto della Divina Misericordia.
Alla sera anche se sono molto stanca chiedo la grazia di riuscire a pregare, qualche volta purtroppo mi addormento mentre recito il Rosario: io credo che tutto si possa ottenere pregando assiduamente il Padre e la Madre celesti.

Ogni mia giornata, grazie a Dio, si apre e si chiude insieme a Lui. Alla mattina mi alzo presto e attraverso la città ancora buia: mi piace arrivare alla Basilica di Sant'Ambrogio e restare lì in adorazione del Santissimo. Poi arrivo al lavoro e cerco di continuare il mio dialogo con Lui: la giornata scorre leggera anche se piena di impegni e di imprevisti e cerco sempre di portare il Suo sorriso alle persone che incontro. Dopo le preghiere saluto Gesù e Maria e scivolo nel sonno.

Grazie per il tuo bellissimo blog, per me una miniera di parole preziose!

Nei Cuori Immacolati

tua sorella Maristella



lll

giovedì 26 gennaio 2017

Maria è la Corredentrice del genere umano


[Riporto un interessante brano su Maria Corredentrice tratto dal Dizionario di Teologia Dogmatica del Cardinale Pietro Parente, Mons. Antonio Piolanti e Mons. Salvatore Garofalo]

CORREDENTRICE: è un titolo messo in uso recentemente per esprimere la cooperazione della Vergine all'opera della nostra redenzione compiuta da Gesù Cristo.

L'idea di una cooperazione di Maria alla nostra salvezza è antica quanto il Cristianesimo e ha il suo fondamento dogmatico nella maternità divina, per cui Cristo e l'opera sua appartengono in un certo vero senso a Maria. che ha concepito, partorito e nutrito il Redentore, anzi l'ha offerto al tempio, ha sofferto con Lui, ha diviso con Lui spiritualmente il martirio della Croce. Questa è dottrina classica fuori di discussione. In questi ultimi tempi però, sotto l'impulso specialmente della scuola di Lovanio, con a capo il Bittremieux, si è accesa una grande controversia sul valore e l'estensione di quella cooperazione di Maria e quindi sulla legittimità e la natura dei titoli: Mediatrice e Corredentrice (v. Mediazione).

Punti dottrinali certi: 1° Maria, in quanto Madre di Cristo, è partecipe della sua vita e delle sue opere e quindi si può dire, in senso largo, Mediatrice e Corredentrice; 2° nei disegni di Dio Maria è associata a Cristo per il trionfo sul peccato, come Eva fu associata ad Adamo nella rovina del genere umano; 3° Maria ha consentito alla passione e alla morte di Cristo aggiungendovi il suo strazio materno, per cui ha meritato (de congruo; v. Merito) di diventare la tesoriera e la distributrice dei frutti della Redenzione. Questa dottrina è fondata sulla S. Scrittura ed è largamente sviluppata dai Padri: il Magistero ecclesiastico l'ha sempre insegnata.

[..] La questione si agita ancora [...]; ma certo l'associazione della B. Vergine al Redentore, suo Figlio, importa una partecipazione anche diretta e immediata, sebbene misteriosa, all'opera redentiva di Gesù Cristo. Pertanto il titolo di Corredentrice è giustificato.

martedì 24 gennaio 2017

Maria assiste gli umili nell'ultima agonia

I mondani pensano a vivere nelle agiatezze e ad accumulare più ricchezze possibili, le quali sono un grosso pericolo per l'anima. Al contrario, coloro che vivono in umiltà hanno maggiori possibilità di salvarsi.

Sentite questo fatto narrato da Sant'Alfonso Maria de Liguori ne “Le Glorie di Maria”. Un parroco andò ad assistere un moribondo che possedeva servi e ricchezze. Quando entrò nella lussuosa casa vide che nella stanza del malato agonizzante vi erano dei demoni sotto le sembianze di orribili cagnacci che fremevano in attesa della morte del ricco per prendersi la sua anima e portarsela all'inferno, poiché era in stato di peccato mortale. Intanto anche una pia e povera donna era moribonda e desiderava ricevere gli ultimi sacramenti prima di presentarsi innanzi al cospetto di Cristo Giudice per ricevere la sentenza eterna. Ma essendo il parroco già occupato ad assistere l'anima del ricco per tentare di salvarlo, inviò dalla povera donna un altro sacerdote, il quale prese la pisside col Santissimo Sacramento e andò da lei per portarle in quell'ora estrema della sua vita il Santo Viatico e aiutarla a lasciare questa terra in stato di grazia. Entrato nell'umile casa della moribonda, rimase sorpreso nel vedere prima una gran luce e poi la Madonna che stava vicino al capezzale di quella donna agonizzante per consolarla e asciugarle con un panno il sudore provocato dall'agonia che la stava portando alla morte. Il sacerdote, vedendo Maria Santissima, non ebbe coraggio di entrare nella stanza, ma la Vergine gli fece cenno di entrare e gli prese lo sgabello per farlo sedere e ascoltare la confessione della moribonda, la quale, dopo aver ricevuto l'assoluzione sacramentale, si comunicò con molta devozione e infine spirò felicemente l'anima tra le braccia della Madonna. Invece il ricco morì senza pentimento e si dannò eternamente, senza più speranza di redenzione.

Questo fatto deve infondere molta speranza, infatti è consolante il pensiero che Maria assiste nell'ora della morte i suoi servi fedeli che l'hanno onorata durante la vita. Ma deve anche far riflettere sulla pericolosità delle ricchezze: a che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua? È meglio vivere poveramente e salvarsi l'anima, anziché vivere tra piaceri mondani e ricchezze smodate ma andare all'inferno.

sabato 21 gennaio 2017

Noi siamo della stirpe di Maria

Modesti operai di questa grande opera, lavoriamo nel silenzio e nella speranza. Preghiamo: è la condizione del successo: ripariamo, poiché il dolore supremo è il vedere Dio oltraggiato e bestemmiato; soffriamo, lottiamo, moriamo se occorre, sicure che lassù una Provvidenza veglia, l'Onnipotenza ci assiste e riuscirà vittoriosa; la Bontà tiene conto di tutto, l'Amore infinito si china verso di noi per condurci ai suoi fini divini. Noi siamo della stirpe di Maria, che Dio stesso ha posto nell'inimicizia perpetua con la razza di Satana, stirpe alla quale Egli ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo, senza però esimerci dalla fatica, né privarci dell'onore e del merito della lotta.

Speriamo dunque! Lavoriamo fiduciose e intrepide. Che faremo noi deboli donne? Che faremo? L' abbiamo appena detto: pregheremo, ripareremo, ameremo, soffriremo! Altri saranno apostoli, combattenti attivi nella mischia; noi, con la dolcissima Vergine Maria, saremo olocausti, nascoste in Gesù Cristo, immolate con Gesù Cristo, e con Lui, per Lui e in Lui, otterremo la salvezza del mondo.

La nostra esistenza, la nostra vita sono già per se stesse una protesta contro le opere attuali di Satana. La divina Provvidenza, secondo i bisogni dei tempi, fa nascere i diversi Ordini religiosi che devono, ciascuno secondo il proprio carisma e le proprie forze, aiutare la Santa Chiesa.
Nel silenzio dei nostri monasteri, aiutate dalla grazia divina, cammineremo in senso opposto a Satana; all'empietà e all'odio opporremo l'amore.

[Brano tratto dalla lettera circolare dell'8 dicembre 1882 della Beata Maria Deluil-Martiny, zelantissima Fondatrice delle “Figlie del Cuore di Gesù”]

mercoledì 7 settembre 2016

La buona morte

In tutti gl'istanti della vita si ha biso­gno dell'assistenza di Maria Santissima. Il momento più importante della nostra di­mora terrena e quello della morte. Chi muore bene, è salvo eternamente; chi muore male, è perduto in eterno. La Santa Chiesa, memore di ciò, ha vo­luto unire al saluto angelico una preghiera particolare. L'Ave Maria ha due parti; la prima contiene le parole che l'Angelo Ga­briele rivolse a Maria Vergine; la seconda parte è un'invocazione ardente ed amo­rosa: Santa Maria, tu che sei la Madre di Dio, prega per noi, poveri peccatori, ades­so ... in ogni istante della nostra vita ... ma specialmente nell'ora della nostra morte.

Decine, e forse centinaia di volte, si ripete giornalmente l'Ave Maria. Biso­gna fermare sempre l'attenzione sull'ulti­mo punto, per ottenere realmente dalla Madonna la sua assistenza nell'ora della morte. Com'è dolce morire con la Madonna vi­cina! Anche quando non si vede con gli occhi del corpo, Ella è là al capezzale dei suoi devoti. Satana tenta negli ultimi istanti, ma con Maria Vergine vicina non può cantare vittoria. A quante anime è apparsa la Madonna sul letto di morte! ... Frutto della meri­tata assistenza! La grazia della buona morte si chieda alla Madonna con fede ed amore. Si faccia qualche pratica particolare in onore di Maria per meritare questo favore.


[...] Il Vescovo francese Dupanloup rac­conta:

- Una ricca e giovane signorina, che aveva appena venti anni, trovavasi in punto di morte e ricevette gli ultimi Sa­cramenti.

Il Sacerdote voleva consolare la pove­retta; ma essa sembrava che non avesse bisogno di conforto. Meravigliatosi il Sacerdote di una sì grande tranquillità, gliene domandò spiegazione. La giovane rispose: Da quattro anni ho recitato sem­pre il Rosario, supplicando così, almeno 50 volte al giorno, la Vergine Santissima di pregare per me nell'ora della mia mor­te. È dunque impossibile che la Madonna non mi aiuti in quest'ora; io sono assai convinta che mi soccorrerà e mi condurrà con se in Cielo. -­

Difatti la giovane fece una morte dol­cissima.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

domenica 14 agosto 2016

Madonna Immacolata

Bernadetta aveva sentito un forte tuo­no e pensava trattarsi di prossimo tempo­rale. Si chinò per togliersi le scarpe e co­sì attraversare il piccolo torrente e ritor­nare a casa. Fu scossa da un altro tuono. Osservò intorno incuriosita e volse lo sguardo verso una grotta scavata nella roccia. Si accorse che il rosaio selvatico in fondo alla grotta era agitato come da un vento strano. Stava ammirando questa scena, quando vide la grotta illuminarsi e comparire una bellissima Signora. Era la Madonna!

Vestiva la Vergine un abito bianchis­simo; i fianchi erano cinti da una fascia azzurra; un velo bianco scendeva dalla te­sta lungo tutta la persona; dalla veste lun­ga fino a terra spuntavano i piedi scalzi, su ciascuno dei quali stava una rosa d'oro; dal braccio le pendeva la corona del San­to Rosario; le mani erano giunte, all'al­tezza del petto.

Bernadetta vide altre volte la Madon­na e pote ascoltare la sua voce materna. Oggi la Vergine Immacolata è rappre­sentata nei quadri e nelle statue sotto le sembianze in cui si mostrò a Bernadetta Soubirous. Sotto i piedi della Vergine si rappresenta anche il demonio in forma di serpente.

L'immagine dell'Immacolata contiene tutti i simboli della vera devozione ma­riana. La grotta dove apparve la Madonna è simbolo dell'umiltà. La Regina del Cielo avrebbe potuto ap­parire in una casa reale; ma siccome l'u­miltà le è tanto cara, preferì la grotta, co­me il suo Divin Figliuolo aveva scelto per nascere la grotta di Betlem. L'anima che vuole onorare la Madon­na, deve essere umile. Ūmilta significa riconoscere il proprio nulla e la propria miseria. Essere umili significa non cer­care la lode umana, fuggire le vanità del mondo ed accettare con pazienza le umí­liazioni.

L'Immacolata apparve in abito bian­chissimo. La veste candida rappresenta il candore della purezza. Non si può essere devoti di Maria, se non si pratica bene la virtù della purezza cristiana. Il velo bianco, che ricopriva tutto il corpo della Madonna, è simbolo della mo­destia. La virtù della modestia è la custo­dia della purezza.

La Vergine Santissima si mostrò con la fascia celeste ai fianchi. Questa fascia simboleggia lo spirito di mortificazione, che deve, animare i de­voti. Se non c'e il sacrificio e la peniten­za, non si può essere veri devoti di Maria.

Perché l'Immacolata aveva due rose sui piedi e non al petto oppure tra le ma­ni? Per indicare che l'amore di Dio e del prossimo deve essere fattivo. Bisogna muoversi ed operare per dimostrare a Dio il nostro amore. Non bastano i desideri e le parole, ci vogliono i fatti, cioè le ope­re buone.

Al braccio la Vergine teneva la corona del Rosario, per indicare ai suoi devoti quanto desideri essere onorata con tale re­cita. I Rosari che i fedeli sogliono recitare, non sono mai troppi. Si consideri inoltre la corona come la compagna indivisibile dell'anima amante di Maria.

La Madonna stava con le mani giunte, in atto di preghiera. E’ necessario pregare e pregare spesso. Durante l'orazione si stia composti, rac­colti e si pensi a quello che si dice. Quan­te preghiere vengono recitate male! Come possono giungere al trono di Dio?

Gli occhi dell'Immacolata erano rivol­ti al Cielo. L'anima devota di Maria, pur restando su questa terra, pensi spesso al Paradiso e viva distaccata dai piaceri della vita ter­rena. Il cuore sia fisso in Dio con i continui atti di amore. La nostra vera patria è il Cielo.

Una luce meravigliosa circondava l'Im­macolata. Il buon esempio è la vera luce che ri­schiara le anime. I devoti della Madonna siano di buon esempio a tutti, in casa e fuori. Chi dà buon esempio, agisce potentemente sugli altri e sprona alla pratica della virtù, an­che senza parlare.

L'Immacolata si raffigura con il serpen­te infernale sotto i piedi. Come la Madonna schiacciò il capo a Satana, così l'anima devota deve vincere sempre il demonio, resistendo alle sue tentazioni. Il demonio ha paura dei veri devoti di Maria, conoscendo quale forza possano at­tingere dal Cuore Immacolato della Ma­dre di Gesù.

* * *

I fedeli contemplando l'immagine del­l'Immacolata, sappiano rispecchiarsi in così interessante modello e si sforzino di continuo d'imitare la Celeste Madre. Più si e simili a Maria, più si diventa cari a Lei. Dove e la Madre, là saranno i figli. La Madonna aspetta in Cielo i suoi figli ed attende ansiosa il giorno in cui potrà ve­derseli vicini.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].

lunedì 1 agosto 2016

Regina delle grazie

[Pensiero di San Pio X tratto dall'Enciclica “Ad diem illum laetissimum” del 2 febbraio 1904]


La conseguenza di questa comunione di sentimenti e di sofferenze fra Maria e Gesù è che Maria "divenne legittimamente degna di riparare l’umana rovina" e perciò di dispensare tutti i tesori che Gesù procurò a noi con la Sua morte e il Suo sangue. Certo, solo Gesù Cristo ha il diritto proprio e particolare di dispensare quei tesori che sono il frutto esclusivo della Sua morte, essendo egli per Sua natura il mediatore fra Dio e gli uomini. Tuttavia, per quella comunione di dolori e d’angoscie, già menzionata tra la Madre e il Figlio, è stato concesso all’Augusta Vergine di essere "presso il Suo unico Figlio la potentissima mediatrice e conciliatrice del mondo intiero". La fonte è dunque Gesù Cristo e "noi tutti abbiamo derivato qualcosa dalla Sua pienezza; da Lui tutto il corpo reso compatto in tutte le giunture dalla comunicazione prende gli incrementi propri del corpo ed è edificato nella carità". Ma Maria, come osserva giustamente San Bernardo, è l’"acquedotto", o anche quella parte per cui il capo si congiunge col corpo e gli trasmette forza e efficacia; in una parola, il collo. Dice San Bernardino da Siena: "Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali". È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell’unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell’opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù "siede alla destra della Maestà Divina nell’altezza dei Cieli"; Maria siede regina alla destra di Suo Figlio, "rifugio cosi sicuro e ausilio così fedele in tutti i pericoli, che non si deve temere nulla né disperare sotto la sua guida, i suoi auspici, la sua protezione e la sua benevolenza".

domenica 31 luglio 2016

La peste del razionalismo dilaga anche tra i cristiani

Riporto alcuni brani di una bella lettera che mi ha scritto una ragazza...

Carissimo D., fratello in Cristo e amico mio, come stai? Io sto bene, perché nonostante questo periodo di... chiamiamolo "aridità", di una cosa per lo meno sono certa: non posso fare a meno del mio Signore! Qualunque dovesse essere lo stato di vita che eleggerò, so per certo che non potrò MAI fare a meno di Gesù, perché una vita senza Gesù è una vita senza Vita (scusa il gioco di parole); una vita senza Gesù che è l'Esistenza, la Causa del mio soffio vitale, è una vita animalesca. Una vita che non è vita. E' la morte. Ora il Signore è perfettamente consapevole del fatto che più una persona elegge uno stato di vita contemplativo, più può dedicare il suo tempo alla preghiera, perché pur rimanendo una cattolica nella vita di tutti i giorni, le "distrazioni" (chiamo così il lavoro, la famiglia...) sono tante e tante. Io non so cosa farò: se mi sposerò e costruirò una famiglia cattolica come quella della Santa Giovanna B. Molla, se diverrò una consacrata laica come Santa Gemma Galgani, se donerò a Gesù buono tutta la mia rimanente esistenza in un monastero, e lì sarei comunque felicissima sapendo però che è il Signore a volerlo da me, e non io a sceglierlo di mia volontà come stato di vita. […] Ultimamente sto facendo tante buone letture [...] il mio più ardente desiderio è quello di possedere questa conoscenza unitamente a una Santa Carità, una Santa Fede e una Santa Speranza, perché intendo scardinare tutte queste tesi razionalistiche, tutta questa falsa dottrina moderna, tutte queste sciocchezze di cui sono imbevute le bocche delle persone, tutte queste chiacchiere da bar che non fanno altro che danneggiare la fede propria e altrui [...]. La massoneria è una grossa piaga demoniaca del nostro tempo, i massoni sai cosa fanno alcuni di loro? Siccome odiano profondamente il Cattolicesimo in particolare (con il quale i loro assurdi principi sono completamente incompatibili) imparano la Bibbia non dico a memoria ma quasi, e adoperano questa conoscenza nel peggior modo possibile, cioè stravolgendo completamente il significato delle Sacre Scritture [...]; loro frequentano il mondo tentando di instillare il germe del dubbio, e io prego sempre affinché non ci riescano. Mi è stato detto che essi addirittura sono in grado di stravolgere completamente il significato della preghiera del Padre Nostro contenuta nel Vangelo. A tal proposito un amico mi ha consigliato uno scritto del grande apostolo dell'Immacolata San Massimiliano M. Kolbe, il quale era un fine conoscitore della massoneria, e lo leggerò a breve. Intendo fare come fanno i soldati quando vanno alla battaglia, quelli però che vanno in prima linea: sono ben armati, ma soprattutto ben corazzati. E per corazzarsi ed armarsi bisogna conoscere bene il "nemico", che cosa adopera, quali armi, quali strategie: solo così lo si previene e lo si annienta.

Io ho tanta voglia (al di là del mio stato di vita da eleggere) di far conoscere alle persone la Verità. Sapessi quanti e quanti cattolici, gente che frequenta la Chiesa e i Sacramenti, NEGA i miracoli di Lourdes, NEGA che la religione Cattolica sia l'unica vera, NEGA la sovranità di Cristo su tutte le anime della terra, insomma gli attacchi più terribili e "radicali" la Chiesa li ha proprio dal suo interno. Sacerdoti che bollano come "sciocchezze" le visioni della mistica Santa Faustina Kowalska, ma come si fa???? Diceva bene Santa Faustina Kowalska: “Oh, se i sacerdoti sapessero che da una loro fervente omelia potrebbe dipendere il destino di tante anime! Se sapessero che da una loro ben fatta direzione spirituale potrebbe dipendere la conversione di un cuore!” Ecco, a me tutto questo (ma non solo) fa male. [...] A parte il razionalismo dilagante, quello che mi fa più "male" è il vedere con quanta indifferenza noi trattiamo Gesù che riposa nel Tabernacolo. La Chiesa è il primo luogo in cui offendiamo il Signore, proprio lì quando andiamo a ricevere l'ostia presso l'altare con la stessa indifferenza con cui mettiamo in bocca una caramella.

Mio caro amico D., non chiedermi quale stato di vita eleggerò: non te lo so dire. Non ricordarmi ancora una volta che Gesù buono è l'unico porto sicuro perché ne sono perfettamente a conoscenza. Non ribadirmi che il mio Signore è l'unico sposo che non mi tradirà mai, perché ne ho piena consapevolezza. […] quello che voglio è proclamare sempre sempre la Parola del Signore. Voglio ricordare a tutti quello che Egli ha fatto per noi su quella Croce. Voglio irrobustire a tal punto la mia fede da coinvolgere anche chi mi sta intorno.

Piano piano, si chiarirà il disegno di Dio in me, ne sono certa. Tutto quello che si fa, lo si fa sempre e solo per la Sua maggior Gloria, con Lui, per Lui e in Lui. Tutto il resto è fumo, sono solo chiacchiere al vento. Io ti ringrazio ancora una volta per il tuo blog che seguo sempre volentieri ma soprattutto ti prego di non preoccuparti. Non ho abbandonato la retta via, non tornerò più a quella vita (la si può chiamar così una misera esistenza piena di peccati?) precedente all'incontro VERO col Signore... No, ho capito che senza Gesù io non sono niente e se parlo bene, se proclamo la Sua Parola è sempre per Grazia dello Spirito Santo che opera in me! Lo Spirito di Verità, lo Spirito Consolatore, è Lui che parla attraverso di me. […] Ho posato i trucchi e riposto gli abiti succinti: da oggi in poi alle persone presenterò direttamente il mio cuore, l'aspetto esteriore no. E se gli altri non riusciranno ad andare al di là di esso, a me non importa. Il mio intimo Ospite vuole un cuore pulito, non un viso truccato. :-)

Che possano tutti, ma dico proprio tutti incontrare il Signore! Che possano tutti comprendere l'incommensurabile Suo amore! Che tutti possano preparare i loro cuori alla venuta dello Spirito Santo!! Caro D., che possa tu sempre parlare e scrivere ispirato dallo Spirito Santo!

Ti abbraccio fraternamente nel Cuore di Gesù e di Maria.
Ad Majorem Dei Gloriam!
Ci sentiamo presto....
(lettera firmata)

mercoledì 27 luglio 2016

Atto eroico di carità

La Comunione dei Santi è la partecipazione che tutti i membri della Chiesa hanno alle orazioni e buone opere gli uni degli altri. Questo dogma è il fondamento di tutti gli atti di carità che hanno per oggetto il suffragio delle anime del Purgatorio, e particolarmente, dell'atto eroico. Esso consiste nell'offerta spontanea che il fedele fa alla divina Maestà, in favore delle anime del Purgatorio, di tutte le sue opere soddisfattorie durante la vita, e di tutti i suffragi che possano essergli applicati dopo morte. Si dice eroico, perché apparentemente si richiede un'abnegazione sublime per cedere a un altro, ciò che potrebbe liberarci od almeno abbreviarci le pene del Purgatorio.

Anzitutto è necessario specificare bene la natura della donazione che costituisce l' oggetto dell'atto eroico. Ogni opera buona fatta in stato di grazia, racchiude, conforme alla dottrina dei Santi Padri, fondata sulla Sacra Scrittura, un triplice valore : la soddisfazione, il merito e l'impetrazione. Ogni azione buona del giusto è meritoria, in quanto procede da un principio sopranaturale, ed è soddisfattoria in quanto è penosa. Orbene, ogni azione sopranaturale, fatta in stato di grazia, merita la vita eterna: e quest'azione nulla perde in bontà e dignità perché Dio si degna accettarla in soddisfazione d'una pena meritata. Dalla qual cosa ne segue che la medesima azione può esser allo stesso tempo meritoria e soddisfattoria. Inoltre noi, pregando per gli altri, possiamo ottenere loro da Dio la tale o la tal altra grazia, senza che per ciò perdiamo il merito e la ricompensa inerenti alla nostra preghiera, e questa sarà perciò meritoria ed impetratoria allo stesso tempo.

Ciò posto, il cristiano, che fa l'atto eroico, cede alle anime del Purgatorio le sue azioni sotto questo triplice aspetto? Si priva egli forse della ricompensa alla quale ha diritto per le buone opere fatte in stato di grazia e delle grazie e dei favori particolari che, per il compimento di opere accette a Dio, attira sempre sopra se stesso? No. Il merito e la ricompensa sono beni personali e non si possono cedere ad altri. In quanto alla soddisfazione che è il pagamento di uno debito e l'espiazione d'una pena, essa si può applicare ad altri, affinché gli sia contata come se fosse propria. Conviene sommamente lodare e magnificare l'immensa bontà di Dio, che ha concesso alla debolezza umana, che uno possa soddisfare per l'altro. Coloro che possiedono la grazia divina possono in nome altrui pagare ciò che a Dio si deve. Noi dunque col fare l'atto eroico diamo alle anime che soffrono non già il nostro proprio merito, né una particella qualsiasi della gloria che ci è riservata in cielo, ma solamente ciò che le nostre buone opere hanno di soddisfattorio, con i suffragi che saranno fatti per noi dopo la morte. Quindi questo atto di carità non impedisce ai sacerdoti di offrire la Santa Messa secondo l'intenzione di coloro che gli hanno dato l'offerta; come non impedisce ai fedeli di pregare per sé stessi, per i loro congiunti e di compiere le loro pratiche ordinarie di pietà e di devozione. I frutti meritori ed impetratori ci rimangono e alle anime che soffrono si concede solo la parte soddisfattoria delle nostre opere.

Ma qualcuno potrebbe dire: è forse carità ben ordinata il dare da se stessi agli altri ciò che ci sarebbe tanto utile, esponendoci per amore altrui, a passare molto tempo lontani da Dio? Il celebre teologo De Lugo risponde che l'uomo può sacrificare al prossimo i suoi vantaggi temporali purché non gli sacrifichi mai gli eterni, e questa generosità è non solo permessa ma degna di lode. E noi aggiungiamo anche che è una cosa vantaggiosa a chi contrae il merito di esercitarla. Infatti non ci si insegna che il merito d'un' azione è proporzionato alla carità che lo produce? Orbene, colui che per la salvezza del prossimo differisce la sua propria beatitudine e la felicità di veder Dio, pratica la carità nel più alto grado; dunque l'atto eroico di carità deve aumentare considerevolmente il nostro merito e la nostra ricompensa eterna, la qual cosa è assai più preziosa che tutta la remissione delle pene temporali che si possa ottenere in questa vita. Un pio autore commenta così questo pensiero. È da notarsi che il più piccolo aumento di merito e di grazia è senza paragone, più stimabile della liberazione della più grande di tutte le pene del Purgatorio. È incomparabilmente più vantaggioso, dico, passare venti anni in Purgatorio con una maggior quantità di merito e di gloria, che lo starvi solo un giorno, se il Paradiso ha da essere perciò meno bello.

S. Ambrogio dice: Tutto quanto diamo per carità alle anime dei defunti, si cambia in merito per noi, che riceveremo cento volte duplicato dopo la nostra morte. Secondo Santa Brigida, quando liberiamo dal Purgatorio qualche anima, compiamo un' azione tanto accetta e gradita a Gesù Cristo Nostro Signore, come se egli stesso fosse il liberato, e quando sarà giunta l' ora ce ne ricompenserà pienamente. Perciò non dobbiamo temere di arrecarci del danno con questo atto di carità; anzi molto guadagnano facendolo; perché, rinunciando da noi stessi al merito soddisfattorio, ci rendiamo degni di un particolare amore della SS. Trinità, della SS. Vergine e di tutti i Santi. Di più l'atto eroico di carità ci dà anche un diritto speciale alla protezione ed intercessione delle anime del Purgatorio. Facendolo, ci leghiamo per sempre con quelle anime che abbiamo alleviate o liberate; e chi può dire tutto ciò che faranno per noi appresso Dio, visto che per loro la gratitudine non è solo un dovere ma anche una necessità?

Quando perciò imploriamo da Dio una grazia qualsiasi non saremo soli ad implorarla; migliaia di anime, alle quali Dio nulla sa negare, la imploreranno per noi e così avremo la certezza di ottenerla. Ed è anche probabile che il nostro Purgatorio, per aver noi rinunziato ad ogni suffragio, non si accresca, poiché l'aumento di grazie, che Dio ci elargisce in vista di quest'atto, ci preserverà da molti peccati; e non sono forse i peccati veniali che condannano al Purgatorio le anime?

Si noti che l'atto eroico di carità non è un voto propriamente detto, né obbliga sotto peccato. Neppure è necessario pronunciare alcuna formula determinata: basta un atto della volontà e l'offerta fatta col cuore. E cosa ottima e salutare rinnovare sovente quest'offerta a viva voce od almeno col cuore. Quando sarà suonata per noi l'ora della ricompensa, troveremo di nuovo tutti quei suffragi, non già tali quali uscirono dalle nostre mani, ma aumentati e trasformati in godimenti ineffabili, e questi godimenti dureranno in eterno lassù dove si fruisce gioia e ineffabile allegrezza in una vita intera d'amore e di pace.

Genuflettersi dinanzi al Santissimo

Ho ricevuto una lettera di un sacerdote, il quale si ricorda con riconoscenza del suo Padre Spirituale ai tempi del seminario, che esortava i seminaristi alla devozione raccontando quel che accadde a un giovane, il quale si convertì alla fede cattolica per aver visto nella penombra di una Chiesa in cui era entrato per caso, la devota genuflessione di un sacerdote. Il Padre Spirituale esortava i seminaristi alla devozione dicendo che una genuflessione ben fatta poteva salvare un'anima.

Ma ancora oggi una genuflessione fatta bene edifica il cuore dei presenti. Qualche tempo fa su un quotidiano cattolico è stata pubblicata una “lettera al direttore” scritta da un prete. Era ormai sera, i negozi stavano abbassando le saracinesche e la gente si affrettava a tornare a casa. Il prete è entrato in una chiesa tenuta da dei religiosi e ha suonato il campanello per chiamare il confessore. Dopo poco ha sentito riecheggiare nel silenzio della chiesa i passi lenti e stanchi di un anziano frate che camminava nella penombra della navata illuminata dall’unico faro acceso sull’altare, quello del tabernacolo. A un certo punto i passi si sono fermati e, come un cavaliere antico, quell’anziano frate si è inginocchiato, a fatica, lentamente, davanti al Santissimo Sacramento prima di andare a confessare il prete, il quale è rimasto molto edificato nel vedere quel gesto di devozione.

Purtroppo, oggi molta gente non si inginocchia più quando passa davanti al tabernacolo e neppure al momento dell'Elevazione dell'Ostia. Bisognerebbe ricordarsi sempre che anche una genuflessione fatta con devozione può essere una forma di apostolato che può convertire un'anima.

martedì 26 luglio 2016

San Giuseppe sollievo dei poveri

[Brano tratto da "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Messanae, 30 - 9 - 1962 Can. Pantaleon Minutoli Pr. V. G.]

Nel 1930 a Buenos Aires c'era un Ospi­zio di tisici, affidato alle Figlie della Ca­rità.

Le spese qoutidiane superavano le en­trate, cosicché la Superiora si trovò in brutte acque. Il padrone dell'edificio era un uomo inesorabile; non ricevendo la somma dell'affitto, stanco di attendere, ordinò lo sfratto.

Si era all'ultimo giorno. La Superiora, non sapendo cosa fare, diede ordine di non ammettere alcuno a parlare con lei.

Era sera e si chiuse in camera. Qui pre­gò San Giuseppe con fede, affidando a lui la triste situazione.

Nella serata si presentarono al portone dell'Ospizio due Suore, di cui una era la Superiora Generale delle Religiose Gia­nelline di Bobbio. La portinaia non vo­leva farle entrare, in base all'ordine ri­cevuto; ma dopo insistenze chiamò la Superiora.

Si svolse questo colloquio: Sono la Ma­dre Generale di un Ordine Religioso; do­mani partirò per l'Italia. Eseguisco una commissione, ricevuta quest'oggi. Qui, a Buenos Aires, risiede un italiano che mi ha consegnata una grossa somma per quest'Ospizio. Mi ha detto che intende ringraziare per le cure che ha ricevuto tempo addietro in questo ricovero. La Superiora scoppiò in pianto e dis­se: San Giuseppe mi è venuto in soccor­so! Con questa somma non ci sarà lo sfratto! -

L'episodio fu narrato in Italia dalla stessa Madre Generale delle Suore Gia­nelline di Bobbio.

Regina delle anime vergini

La Santa Chiesa dà alla Madre di Gesù il bel titolo « Regina Virginum ». Oh, quanto amava la Madonna la ver­ginità! Se avesse dovuta perderla, avreb­be rinunziato a divenire Madre di Dio! La purezza di Maria fu la perla lumi­nosa che attirò lo sguardo di Dio.

Oggi la Madonna è in Cielo; è circon­data da anime vergini e da innumerevoli schiere di Angeli. Ella desidera che sulla terra germoglino i gigli della purezza e fissa il suo sguardo materno su coloro che custodiscono gelosamente questa virtù. Riconosce per suoi veri figli soltanto quelli che hanno il cuore puro e li tiene sotto il suo manto. Com'è dolce pensare: Io sono sotto il manto della Madonna!... Chi più felice di me?... -

Chi non pratica bene la virtù della pu­rezza, non s'illuda ... non è caro a Ma­ria... non merita la sua protezione ... non pretenda grazie e favori! ... Il cuore impuro è il domicilio di Satana; la Ma­donna non vuole stare con il demonio!

[...] La purezza, o bella virtù, non si può mantenere se non c'è molta preghiera. Si raccomanda ai devoti di Maria di ri­volgersi a sì buona Madre, perché ella cu­stodisca il giglio del candore. È tanto utile invocare la Madonna per la purezza, facendo di tanto in tanto qualche novena o triduo a tale scopo.


[Brano tratto da "Vera devozione a Maria", di Don Giuseppe Tomaselli, Imprimatur Can. Carciotto Vic. Gen., Catania 13 maggio 1952].